500 series group

La ripresa dell’Urban

Scorri verso il basso

Siamo entusiasti di presentare un altro legno per strumenti ispiratore, l’eucalipto corteccia di ferro rosso, come nuovo e ricco suono della nostra Serie 500 rinnovata

In quasi cinque decenni di storia della Taylor, il fatto di non essere vincolati dalla tradizione si è ripetutamente rivelato uno dei nostri maggiori punti di forza. Ci ha dato la libertà creativa di esplorare di continuo nuove idee e di spingere i parametri della liuteria verso nuove ed entusiasmanti direzioni.

Un settore in corso di esplorazione è l’uso dei legni per strumenti, in parte alimentata dal nostro desiderio di scoprire nuove sfumature sonore, e in parte guidata dalle moderne realtà di approvvigionamento del legno e dalla necessità di rispettare ciò che le foreste del mondo possono fornire.

Nell’ultimo decennio, in particolare, i progetti di tutela ambientale che abbiamo avviato hanno guidato molto le nostre scelte di approvvigionamento del legno. Probabilmente conoscerete il nostro lavoro con l’ebano in Camerun a partire dal 2011, compreso l’utilizzo dell’ebano variegato, a lungo trascurato, per le nostre tastiere. Nel 2020 abbiamo presentato i nostri primi modelli con frassino Shamel proveniente da alberi a fine vita che dovevano essere rimossi da alcune comunità californiane. E pochi mesi fa abbiamo lanciato la nostra Serie 700 in koa, con una nuova qualità di koa hawaiano che abbiamo scoperto durante i nostri sforzi di ripristino delle foreste alle Hawaii.


La verità è che la nostra linea di chitarre è un ecosistema musicale molto curato e in continua evoluzione. Nonostante la nostra azienda di chitarre sia cresciuta, siamo riusciti a bilanciare la necessità di creare una catena di fornitura stabile ed etica con l’agilità nel rispondere al mondo in continua evoluzione che ci circonda.

Che cosa rende buono un legno per chitarre?

Ci sono molte considerazioni da fare per decidere quali legni scegliere per la nostra linea di chitarre, soprattutto quando consideriamo una nuova specie che non è già associata a degli strumenti musicali. Innanzitutto, ha delle caratteristiche fisiche che si traducono bene in suoni musicali? Altrettanto importante: il legno è lavorabile? In altre parole, può essere tagliato, essiccato, levigato, piegato, incollato e trasformato in una chitarra senza deformarsi, incrinarsi o causare altri problemi durante la produzione o una volta finito lo strumento? Può essere reperito in modo etico ed economico? Il livello di qualità è costante? Esiste una quantità sufficiente a soddisfare le nostre esigenze di approvvigionamento per un periodo di tempo prevedibile? Quanto tempo impiega un fornitore per distribuirlo? Apporta qualcosa di unico alla nostra offerta di chitarre? E se si tratta di un legno appena arrivato nel mondo delle acustiche, cosa ci vorrà per affascinare i musicisti? Ci siamo capiti.

Fortunatamente, in qualità di azienda consolidata con una solida reputazione nel campo della costruzione di chitarre, rigorosi standard di produzione, una buona reputazione in termini di etica commerciale e una base di clienti entusiasti (grazie!), abbiamo un alto livello di credibilità quando sosteniamo un nuovo legno.

Inoltre, abbiamo un liutaio di chitarre di nome Andy Powers, che sa come sfruttare al meglio le virtù musicali di un legno.

Una linea diversificata

Nel primo numero di Wood&Steel di quest’anno (Vol. 102) abbiamo parlato con Andy dell’evoluzione in corso qui alla Taylor del design chitarristico e del suo desiderio di diversificare molto la nostra linea. Un modo con cui ha spostato l’ago della bilancia è nelle ricette di suoni sfumati che ha sviluppato per differenziare i modelli, soprattutto dopo aver creato le catenature brevettate Classe V e Classe C, che possono essere adattate in modo ingegnoso in base alla forma del corpo, all’abbinamento dei legni e al profilo timbrico che si vuole ottenere dalla chitarra. Questi sforzi, insieme alle innovazioni apportate da Andy agli stili dei corpi nell’ultimo decennio (l’introduzione della Grand Orchestra, della Grand Pacific e della Grand Theater, la reinvenzione della Grand Symphony e l’introduzione di modelli a 12 tasti e 12 corde per la Grand Concert) hanno ampliato enormemente la tavolozza delle personalità musicali uniche della nostra linea.

Parte del processo di perfezionamento dell’offerta di chitarre consiste nel considerare la nostra linea di strumenti in modo olistico e nel valutare il rapporto tra una serie di chitarre e l’altra. Per esempio, con il recente riavvio della Serie 700, abbiamo avuto la fortuna di accedere a un’abbondante fornitura di koa hawaiano splendidamente colorato e striato che, secondo Andy, meritava un trattamento estetico e sonoro unico nella linea, al di fuori della nostra Serie Koa esistente. Quale sarebbe stata la giusta collocazione per questo prodotto? Un posto, pensava, che rendesse un po’ più accessibile ai clienti una chitarra interamente in koa massello.

Alla fine, la Serie 700 è sembrata la collocazione migliore. In questo modo avremmo avuto tre diverse presentazioni estetiche delle nostre chitarre in palissandro: la Serie 400, la Serie 800 e la Serie 900.

La migrazione del mogano

Un altro classico legno per strumenti, il mogano, si è diffuso in modo simile in diverse parti della nostra linea. All’interno della Serie 300 è stato aggiunto alla combinazione di sapelli e abete che caratterizza da anni i modelli con top in mogano. Per un certo periodo, abbiamo abbinato il fondo e le fasce in blackwood della Tasmania ai top in mogano. Più di recente abbiamo deciso di sostituire il blackwood con il mogano e offrire così ai musicisti diversi modelli interamente in mogano all’interno delle nostre serie. Ciò ha permesso ad Andy di pensare maggiormente all’uso del mogano e all’evoluzione della Serie 500, da decenni caratterizzata da questo legno. Come potrebbe diventare la Serie 500 con tutte queste chitarre in mogano della Serie 300?

Nel frattempo, da diversi anni Andy lavorava con un altro legno urbano, l’eucalipto corteccia di ferro rosso, e aspettava il momento giusto per introdurlo nella linea. Sembrava un’occasione d’oro.

Il legno urbano rivisitato

Prima di parlare dell’eucalipto corteccia di ferro rosso, vogliamo ricordare la nostra iniziativa sul legno urbano. All’inizio del 2020 abbiamo presentato quattro nuovi modelli sotto la bandiera della nostra collezione Builder’s Edition. Uno di questi, la Builder’s Edition 324ce, aveva fondo e fasce in frassino Shamel, o sempreverde, che abbiamo deciso di chiamare Urban Ash per richiamare l’attenzione sulla storia unica delle sue origini.

Andy era entusiasta di questo frassino californiano non solo per le sue caratteristiche intrinseche, ma anche perché ha segnato l’inizio di una nuova promettente iniziativa di approvvigionamento urbano in collaborazione con la West Coast Arborists, Inc. (WCA), una sofisticata operazione di gestione degli alberi.

Come descritto in quel numero di Wood&Steel, la WCA fornisce una serie di servizi arborei a centinaia di comuni ed enti pubblici in tutta la California e in parte dell’Arizona. Questi programmi arborei, pianificati e gestiti, creano importanti chiome verdi per le città e le periferie, compresi i parchi e altri spazi pubblici, nonché le strade e le autostrade dei quartieri. Nell’ambito di un accordo contrattuale con i singoli comuni, la WCA pianta, cura e rimuove, se necessario, questi alberi. Inoltre, nel database di proprietà della WCA si trova l’inventario di oltre dieci milioni di siti arborei.

Il nostro interesse nell’esplorare la praticabilità del legno urbano è nato dall’effettiva curiosità di Bob Taylor di sapere cosa succede al legno di questi alberi a fine vita e se possono essere utilizzati per creare un valore aggiunto per le comunità. Come abbiamo raccontato in altre storie, ci siamo rivolti al nostro arborista locale che, guarda caso, era la WCA.

Il nostro Direttore della Sostenibilità delle Risorse Naturali, Scott Paul, ha guidato l’iniziativa, coordinando la visita di un gruppo della Taylor, inclusi Bob e Andy, alla sede centrale della WCA ad Anaheim per incontrare il loro team. È emerso che anche la WCA stava cercando un modo per ottenere maggiore valore dagli alberi a fine vita che aveva rimosso, soprattutto in seguito all’aumento dei costi di smaltimento, e aveva lanciato un programma di riciclaggio del legno urbano trasformatosi in un programma di fornitura chiamato Street Tree Revival, che taglia il legname e produce tavoli realizzati con pannelli con bordo vivo e altri prodotti in legno.

Poiché molte di queste specie non erano utilizzate in commercio o non erano legni utilizzati per strumenti musicali, Andy ha fatto degli “assaggi con una motosega”, tagliando dei campioni di alcune specie che sembravano meritevoli di ulteriori indagini.

“È stato come se uno chef camminasse lungo il corridoio di un mercato ortofrutticolo e vedesse verdure o frutti sconosciuti”, racconta Andy. “E iniziasse a pensare: ‘Come posso lavorare con questi prodotti per esaltarne i sapori migliori?’.”

Andy ha portato in fabbrica una buona varietà di campioni di legno per effettuare alcuni test. Ha anche ristretto l’elenco delle specie basandosi su considerazioni pratiche, concentrandosi su quelle che considerava le dieci principali contendenti.

“Molte specie di alberi non hanno le caratteristiche pratiche per essere usate in falegnameria.”

Andy Powers


“In termini di approvvigionamento, volevamo sapere quali erano gli alberi più abbondanti”, spiega. “Poi ho cercato quelli con il giusto tipo di struttura, altezza e diametro per fornire delle tavole, e con le giuste caratteristiche per lavorarci. Alcune di queste specie rispondevano a queste caratteristiche, tra cui il frassino Shamel. Si poteva essiccare, segare, incollare, levigare e rifinire. Può sembrare strano da dire, ma molte specie arboree non hanno quelle caratteristiche pratiche che permettono loro di essere utilizzate per la lavorazione del legno. E poi, al di là di questi criteri semplicistici, il legno deve produrre un suono eccellente. È una prova difficile da superare per un albero.”

La capacità di essiccare correttamente il legno è un aspetto fondamentale, dice Andy.

“Dedichiamo tanta attenzione alla capacità di essiccare il legno perché questa determinerà la stabilità di una chitarra nel corso della sua vita”, spiega. “In sostanza, se non è possibile essiccarlo senza che si crepi, si deformi, si rompa o si distorca, sarà difficile ricavarne qualcosa di consistente e affidabile. In un certo senso, un legno che non si comporta bene causerà dei problemi.”

Per quanto riguarda il frassino Shamel, Andy aveva la netta sensazione che sarebbe stato un buon legno per strumenti, grazie alla familiarità con altre specie di frassino utilizzate per costruire chitarre.

“Ho lavorato con molti frassini, da quello duro del nord a quello leggero di palude”, dice. “In questo caso, osservando il tipo di struttura delle venature di questo frassino, avevo la ragionevole aspettativa che avrebbe funzionato bene, e alla fine è andata anche meglio del previsto. Quel legno aveva caratteristiche così eccezionali, ed era così simile a dei legni che conoscevamo bene, che ci è sembrato sensato lanciare la nostra prima chitarra in legno urbano utilizzando quel legno.”

[Nota dell’editore: in un’altra sezione di questo numero presentiamo due modelli in edizione limitata interamente in Urban Ash, la 424ce LTD e la 224ce-UA LTD.]

È nata una stella tra i legni per strumenti

Una scoperta sorprendente, che si sarebbe rivelata fortuita, era un legno noto come eucalipto corteccia ferro rosso (Eucalyptus sideroxylon).

“L’eucalipto corteccia di ferro rosso era insolito”, dice Andy. “Tecnicamente appartiene alla famiglia degli eucalipti, ma non si comporta come la maggior parte di loro, di cui molti tendono a torcersi e a muoversi in modo imprevedibile. Ancora più sorprendente è il fatto che questo albero è molto duro e denso, come se fosse un tipo di legno tropicale della famiglia del palissandro. In effetti, è uno dei pochi legni che affondano nell’acqua. È come l’ebano.”

Quando Andy ha esplorato le sue caratteristiche meccaniche in modo più dettagliato, è rimasto piacevolmente sorpreso dalla sua lavorabilità: poteva essere essiccato con regolarità senza complicazioni.

“Di solito i legni più densi sono difficili da essiccare e tendono a distorcersi, un fattore che deve essere controllato attentamente per ottenere una parte della chitarra stabile… come l’ebano”, spiega. Con l’eucalipto corteccia di ferro rosso, invece, siamo rimasti sorpresi nel constatare che potevamo essiccarlo bene e con regolarità, come potremmo fare con il palissandro delle Indie Orientali. Questo legno ha delle caratteristiche simili. È molto stabile.”

Un altro stereotipo dei legni così duri (e ce ne sono pochi, osserva Andy) è che hanno un contenuto oleoso che rende difficile incollarli. Ancora una volta, l’eucalipto corteccia di ferro rosso si è dimostrato un’eccezione.

“Oltre a tutte queste caratteristiche, ha una delle texture più uniformi e lisce di qualsiasi altro legno denso che abbia mai visto”, spiega Andy.

Grazie alla sua durezza, densità e levigatezza, all’inizio Andy lo aveva preso in considerazione per le tastiere e i ponti, ma con le sue sfumature rosate e bruno-dorate, per il momento ha deciso di non utilizzarlo. Ma sospettava che avrebbe funzionato molto bene come legno per fondo e fasce. E aveva ragione.

Conosciamo l’eucalipto corteccia di ferro rosso

L’eucalipto corteccia di ferro rosso (Eucalyptus sideroxylon) è una delle oltre settecento specie di eucalipto presenti in tutto il mondo. La storia delle specie di eucalipto in California risale agli anni ‘50 del XIX secolo, quando diverse specie (tra cui l’eucalipto corteccia di ferro rosso) furono importate dall’Australia e piantate come potenziale fonte di legname e fibre.

La specie più prolifica in California (e nel mondo) è l’eucalipto blu a crescita rapida (Eucalyptus globulus), riconoscibile dagli strati di corteccia scrostati e dalle foglie blu-verdi profumate e oleose. Ironia della sorte, il suo legno non si è rivelato ideale per l’edilizia.

L’eucalipto corteccia di ferro rosso, invece, ha delle caratteristiche diverse. La corteccia è spessa, resistente e molto solcata, mentre sotto di essa il legno rosso è forte, duro e denso. Come legname, questo legno durevole è stato utilizzato per travi, binari e altri progetti edilizi. L’albero tollera anche siccità e gelo, il che gli ha permesso di sopravvivere in habitat non autoctoni.

Dare forma al suono

Ora che conosce le proprietà strutturali dell’eucalipto corteccia di ferro rosso, Andy ha sviluppato una ricetta di sonorità per una chitarra Grand Auditorium e ha costruito alcuni modelli prototipo. Come legno per il top, ha optato per l’abete Sitka torrefatto (arrostito). La combinazione dei due legni e il suono con una versione della sua catenatura Classe V danno vita a quella che Andy descrive come una nuova variazione del classico suono dato dalla combinazione abete/palissandro: un incrocio tra palissandro ed ebano, con l’aiuto della moderna ingegneria acustica sotto il cofano.

“Il suono è audace, ricco e dolce… ricorda molto un pianoforte.”

Andy Powers


“L’eucalipto corteccia di ferro rosso ha una qualità timbrica che produce il suono profondo e chiaro del palissandro, ma con l’effetto smorzante dell’ebano o del mogano che aiuta a smussare i suoni spigolosi”, spiega. “Il suono è audace e ricco, ma dolce. Ha la risposta amplificante a campana di un legno denso: è vibrante e dinamica. Immaginate di poter prendere il suono tradizionale di una chitarra in palissandro, con medie piene e calde. Ha un carattere molto simile a quello di un pianoforte.”

In una sessione dimostrativa nel campus Taylor a giugno, Andy ha suonato la versione finale della sua Grand Auditorium e la prima impressione di chi era in sala è stata quella del volume e della grande proiezione prodotti da questo strumento, anche con un tocco più leggero.

“È un suono audace, molto fedele, bilanciato da questa dolcezza sonora che lo rende davvero accattivante”, spiega Andy. “Quando suono una nota bassa, è chiara come una campana e niente stride. Non è confusa, non è un legno dal suono spugnoso o molliccio.” Grazie alla densità dell’eucalipto rosso, definirei il suono di questa chitarra come muscoloso e forte. Quando suono questa chitarra è come se amplificasse tutto ciò che faccio. Mi restituisce più di quello che le do, come se le note volessero saltare fuori dallo strumento. Non vedo l’ora che le persone imbraccino queste chitarre.”

Progettando la nuova Serie 500

Avendo avuto a disposizione prototipi di chitarre in eucalipto corteccia di ferro rosso nel suo studio per diversi anni, Andy ha avuto molto tempo per pensare a come inserirle nella nostra linea. E con l’uscita di altri modelli in mogano nella Serie 300, la Serie 500 è sembrata la collocazione ideale per lanciare queste chitarre. Essendo il secondo legno urbano presente nella nostra linea, segna anche un’altra fase del nostro impegno nei confronti del legno urbano, mettendolo in mostra in una serie legacy, che esiste da quasi altrettanto tempo della nostra iconica Serie 800.”

Per onorare l’eredità classica della Serie 500, Andy ha abbracciato un’estetica tradizionale, ma con tocchi decorativi distintivi per completare il nuovo abbinamento di legni. Il fondo e le fasce in eucalipto corteccia di ferro rosso presentano un bordo sottile che accentua le naturali sfumature rossastre e bruno-dorate del legno, che ricordano i colori del mogano di cui prende il posto. Anche il corpo e il manico sono caratterizzati da un edgeburst leggermente sfumato: la sottile spolverata di colore del top aggiunge un sobrio look vintage al top in abete tostato leggermente scurito. La finitura del corpo è lucida, mentre il manico è satinato. Tra i dettagli, si annoverano un nuovo ed elegante motivo di intarsi “Aerial” in acrilico italiano, con battipenna e filetto in finta tartaruga, una rosetta ad anello singolo in abalone con filetto decorativo in acero e blackwood, e meccaniche Taylor in nichel.

In termini di offerta di modelli, inizialmente lanceremo la serie rinnovata con due soli modelli di corpo, la Grand Auditorium 514ce e la Grand Concert 512ce, a cui seguiranno altri modelli previsti nel 2023. (Un appunto: l’attuale Builder’s Edition 517 resterà invariata e manterrà l’abbinamento di legni mogano/abete torrefatto e altre caratteristiche.)

Anzi, il volume e la ricchezza del suono potrebbero essere ancora più impressionanti nel modello Grand Concert, dato il corpo più piccolo. Andy l’ha suonata in una sessione dimostrativa e la resa sonora è stata notevole.

“Il suono è chiaro, pulito e bello, ma con un volume sorprendente e una ricchezza simile a quella di un pianoforte”, dice. “Anche se si tratta di una Grand Concert, posso iniziare a suonare gli accordi [lo fa] ed è davvero così. Sono entusiasta della resa.”

Se volete vedere ulteriori reazioni alle nuove chitarre della Serie 500, date un’occhiata alla nostra carrellata di feedback degli artisti.

Meet the New 500 Series

514ce

La nostra prima chitarra Grand Auditorium presenta fondo e fasce in Urban Ironbark, la 514ce produce un sound dolce ma vigoroso che combina la fedele voce del palissandro col mogano dalle medie frequenze calde ma intense, e l’equilibrio sonico in tutto lo spettro. Grazie all’abbinamento col top in peccio di Sitka torrefatto per un sound maturo e moderato e alla catenatura V-Class per volume e sustain migliorati, la 514ce offre una potenza perfetta per i musicisti più aggressivi e una sensibilità tattile che fornisce un ampio intervallo dinamico perfetto per gli amanti del fingerstyle. Coi nuovi intarsi Aerial in acrilico italiano, una rosetta in abalone ad anello unico, una tenue tintura che evidenzia le ricche tonalità rossastre dell’Urban Ironbark, un lieve edgeburst e un’accennata rifinitura lucida per il corpo, la 514ce trova un accordo tra gli stili visivi tradizionali e contemporanei.


512ce

La 512ce è uno dei nostri primi modelli con fondo e fasce in Urban Ironbark massello, un legno denso e duro che offre una risposta ricca e sofisticata con una voce bassa e precisa che ricorda il palissandro indiano, oltre alla potenza e al focus nelle medie frequenze del mogano. La 512ce Grand Concert abbina l’Urban Ironbark con un top in peccio di Sitka torrefatto, offrendo una personalità ben dosata che abbina il sound caldo simile a un pianoforte con un notevole equilibrio lungo tutto lo spettro tonale. Grazie alla catenatura V-Class interna, questa compatta semiacustica offre una proiezione riempitiva e un sustain florido che regalano una qualità vigorosa senza sacrificare la sensibilità al tocco più delicato. Tra le decorazioni visive troviamo i nuovi intarsi Aerial in acrilico italiano, una rosetta in abalone ad anello unico arricchita con una filettatura in nero e acero, e un edgeburst squisitamente sottile.

  • 2022 Edizione 2 /
  • I molti colori del koa: la nuovissima serie 700 in koa
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I molti colori del koa: la nuovissima serie 700 in koa

Scorri verso il basso

La stupenda gradazione del koa delle Hawaii, la rifinitura opaca ultrasottile e la sonorizzazione vivace rivelano un look, una sensazione e un sound tutti nuovi

L’illustre eredità del koa hawaiano è strettamente intrecciata con la storia delle isole Hawaii. Questa specie nativa e presente unicamente nelle Hawaii (Acacia koa) è da secoli venerata nella cultura hawaiana. Il koa abbraccia anche un significato simbolico (“koa” significa “guerriero” in hawaiano) in quanto era usato come risorsa fondamentale per realizzare di tutto: armi, ciotole, canoe, tavole da surf, remi, ukulele e la steel guitar hawaiana resa famosa dal pioniere musicale Joseph Kukeku a fine 1800.

In realtà, fu proprio quando venne impiegato per strumenti musicali che il koa prese piede anche al di fuori delle isole. Le accattivanti melodie hawaiane suonate su quelle stesse steel guitar emigrarono negli altri stati americani a inizio 1900, grazie ai musicisti hawaiani che giravano il paese in qualità di ambasciatori culturali, diffondendo l’amore per la musica hawaiana e mischiandosi con altri generi musicali americani molto famosi come il ragtime, il country e il blues negli stati del Sud. Gli strumenti a corda in koa presero piede negli Stati Uniti negli anni ’20, grazie a compagnie come Weissenborn e Martin che avviarono la produzione di strumenti in koa. E mentre la musica hawaiana iniziò a passare di moda negli anni ’30, la stessa sorte toccò all’uso del koa negli strumenti, motivo per cui i produttori di chitarre ripresero i legni più tradizionali come palissandro e mogano.

A metà anni ’70 ci fu un ritorno del koa nel mondo delle chitarre acustiche, quando una nuova ondata di giovani liutai iniziò a lavorarlo. Bob Taylor costruì la sua prima chitarra in koa nel 1980 e, nel 1983, introdusse formalmente la serie Koa nella sua linea Taylor. Mentre Taylor cresceva come azienda e Martin reintroduceva il koa nel suo portfolio di legni, il koa riconquistò la sua fama nell’industria delle chitarre acustiche. Oggi, più di quarant’anni dopo che Bob costruì la sua prima chitarra in koa, Taylor è strettamente collegata a questo legno, forse più di qualunque altra azienda produttrice di chitarre.

Joseph Kekuku. Credit: Collezione Redpath Chautauqua, Biblioteche dell’Università dell’Iowa, Iowa City, Iowa

Negli anni, l’utilizzo del koa da parte nostra ha visto fasi di crescita e di calo, conseguentemente anche a una serie di fattori come la disponibilità della materia prima, i costi e la nostra capacità di produrre le gradazioni di legno che preferiamo, nell’ottica di mantenere uno standard estetico che segua una certa logica. In realtà, la straordinaria e tanto amata striatura del koa che usiamo nella nostra serie Koa è, in linea di massima, una minoranza presente solo in una piccola percentuale di alberi.

La Grand Concert originale di Taylor, costruita per Chris Proctor nel 1983, con fondo e fasce in koa

Crescendo sempre di più, Taylor ha affrontato sfide e opportunità nella produzione di legni come il koa. Da un lato, necessità produttive maggiori rispetto ai liutai “boutique”, ragion per cui a volte è stato più difficile per noi ottenere una certa fornitura di legno dalla gradazione pregiata usata per i modelli della serie Koa. In realtà, a metà anni ’90 e nei primi del 2000, abbiamo deciso di mettere in pausa la produzione della serie Koa e di usare questo legno con più moderazione, secondo disponibilità. In questo periodo, Taylor offrì ridotte quantità di modelli in koa in edizione limitata (talvolta molto decorate, altre volte dall’aspetto più modesto e a un prezzo più accessibile) e, dopo l’introduzione della nostra T5 semiacustica hollowbody, abbiamo tenuto le partite migliori di koa per i top della T5 Custom e per altri ordini personalizzati.

Alla fine, la serie Koa è stata reintrodotta nella linea Taylor nel 2007 e, con la sua continua crescita ed evoluzione, la maggiore struttura produttiva ci ha offerto un ecosistema di chitarre più diversificato per poter lavorare col koa non solo in termini di gradazione del legno, ma di dimensioni per le chitarre. Se pensiamo alla GS Mini in koa e ai modelli di Baby Taylor attualmente in commercio, queste chitarre più piccole permettono l’uso perfetto dei tagli di legno non sufficientemente grandi per altri modelli full-size. Questo ci permette di sfruttare al meglio ciò che l’albero offre per natura.

Inoltre, usiamo il koa anche per alcune chitarre impiallacciate. Per cui, oltre ai modelli di GS Mini e Baby (abbinati a top in koa massello), è possibile tagliare il koa più striato per creare splendide impiallacciature per il fondo e le fasce delle nostre chitarre in koa della serie 200 Deluxe. Questo regala agli amanti delle chitarre (e del koa) un’ulteriore splendida opzione tutta da scoprire.

Il valore della gradazione

Un singolo ceppo di koa può contenere una gamma di gradazioni molto diversificata. Aprire un ceppo è, sotto vari punti di vista, il momento della verità in cui scopriamo come tagliare, livellare e impiegare il legno. Il nostro obiettivo è essere il più responsabili possibile nel nostro utilizzo, massimizzando la rendita di un albero per creare chitarre e minimizzando gli sprechi dovuti all’utilizzo di pezzi di legno più piccoli per altre componenti come binding, filettatura, elementi della rosetta, e via di seguito. Inoltre usiamo il koa per alcuni nostri supporti da muro e coperchi per il cofanetto di plettri TaylorWare. In più, di recente Bob Taylor ha deciso di produrre un’edizione limitata di taglieri in koa per Stella Falone, l’azienda di utensili da cucina in legno avviata da lui stesso nel 2018 per dare un ulteriore valore all’ebano inutilizzabile per strumenti musicali.

Alla scoperta dei veri colori del koa

Negli ultimi anni, Taylor Guitars e il nostro storico fornitore Pacific Rim Tonewoods che taglia il koa per noi, hanno collaborato per investire nella produzione futura del koa. Nel 2015, abbiamo avviato un’innovativa partnership (dapprima chiamata Paniolo Tonewoods, solo di recente ribattezzata Siglo Tonewoods) volta alla riforestazione degli alberi hawaiani e alla produzione di koa nelle Hawaii. (L’articolo su questa collaborazione lo trovi qui.)

Grazie ad accordi di amministrazione a progetto presi con proprietari terrieri privati nelle Hawaii, a Siglo è concesso di tagliare un determinato numero di alberi di koa ben definito e, in cambio, noi ci impegniamo a investire ogni singolo dollaro in numerosi progetti di riforestazione. È proprio grazie a questi accordi che siamo riusciti a tagliare noi stessi un maggior numero di alberi di koa, scoprendo nel frattempo molte più varietà di questo legno che mostrano una paletta di colori e una personalità visiva ben più ricche di quelle precedentemente riscontrate con i nostri fornitori. Il mastro costruttore di Taylor, Andy Power, rimase particolarmente entusiasta dalle nuove opportunità sorte.

“Vedere tutte queste splendide tonalità è stato entusiasmante come quando abbiamo capito la potenziale variegatura dell’ebano.”

“Questo scenario mi fa pensare a come una persona cresciuta nella giungla riesca a distinguere diverse sfumature di verde, a differenza di chi è cresciuto in un ambiente urbano”, dice. “In passato, conoscevamo la legna offertaci dai segantini, ma non avevamo mai avuto l’opportunità di conoscere tutte le meraviglie della foresta hawaiana. Solitamente vedevamo solo un’estremità dello spettro cromatico del koa; quello stravagante e super venato difficilmente lavorabile, che i segantini di solito destinavano alle chitarre, mentre molti altri alberi di koa servivano per altri scopi. Iniziare a lavorare a ciascun tronco più da vicino e vedere tutte queste splendide tonalità è stato entusiasmante come quando abbiamo capito la potenziale variegatura dell’ebano. In realtà, buona parte del miglior koa viene da alberi con una grana poco striata. Le fibre di molti alberi di koa crescono in maniera più retta, un po’ come la variante genetica che determina il capello riccio, mosso o liscio.”

Nuova gradazione, nuova serie

Esaminando la splendida variegatura striata di alcuna legna tagliata, Andy pensò di trattare questo koa in modo diverso e di progettare una chitarra interamente in koa con una personalità musicale più distinta rispetto alla già esistente serie Koa.

I blocchi di koa striato che usiamo per la serie Koa denotano un trattamento esteticamente più raffinato e sfarzoso. Gli elementi visivi come un edgeburst sfumato o un corpo con rifinitura lucida elevano la beltà del legno, mentre l’intarsio Spring Vine in acero, il top in acero e la filettatura su manico e paletta aggiungono un tocco d’eleganza. (I modelli della Builder’s Edition fanno un passo avanti ancora con un poggiabraccio smussato, intarsi lucenti in abalone e il bordo del top rifinito.)

Da un punto vista sonoro, Andy afferma che la serie Koa ha una voce con un sound che rispecchia l’estetica dello strumento.

“Le chitarre della nostra serie Koa hanno una voce che riflette questa estetica ultra raffinata, ricercata ed elegante”, dice. “Sono ricche e dolci.”

“Toccando il corpo, si sentono le texture del legno, la struttura granulare, i pori.”

In contrasto, per questo nuovo koa striato, che denominiamo “Select grade”, Andy voleva creare un’estetica più organica con una risposta del legno più diretta e dinamica.

“Questa chitarra l’ho pensata da fuori verso dentro”, afferma. “Volevo iniziare concentrandomi sulla connessione tattile col legno per enfatizzare la drittezza della risposta. Toccando il corpo, si sentono le texture del legno, la struttura granulare, i pori. La distanza tra musicista e legno viene assottigliata al punto che si sente il calore della superficie del legno.”

Per questo motivo, anziché una rifinitura lucida, Andy ha optato per una opaca ultra sottile a poro aperto. Oltre ai benefici tattili, la sottile rifinitura ricopre un ruolo importante nella voce della chitarra. (Per ulteriori dettagli sull’impatto della rifinitura sul sound della chitarra, consulta la sezione laterale.) E ha poi abbinato questo elemento a una leggera variazione della catenatura sul fondo associata alla nostra architettura V-Class. Il risultato è un sound un po’ più vivace e meno filtrato rispetto a quello delle chitarre della serie Koa.

“Queste chitarre preservano la dolcezza caratteristica di una chitarra in koa, soprattutto nelle medie frequenze, ma con una risposta più diretta, più naturale, più d’impatto”, dichiara Andy. “La sottigliezza di questa rifinitura non forza troppo lo smorzamento o la compressione. Si sentono infatti più elementi tattili nel suono, come le dita, il plettro che tocca le corde, la sottile sfumatura del sound naturale del chitarrista. Per me tutto questo dipende da chi suona, permettendo di esercitare un maggior controllo sul risultato finale.”

Come la rifinitura influisce sul suono

A Taylor, usiamo rifiniture di vari spessori sul corpo della chitarra, con numerosi modelli intermedi. Ma tolto l’aspetto visivo, lo spessore (e la densità) di una rifinitura (oltre ad altri fattori come la catenatura o la specie di legno) è un ingrediente importante nella ricetta che un liutaio usa per dare voce a una chitarra.

Applicare una rifinitura al legno dona un effetto smorzato alla chitarra. È un modo utile per calibrarne la voce purché, come spiega Andy, lo spessore rientri in un determinato range.

“Quando si mette in movimento qualcosa, si ha un insieme di parti del sound: la parte musicale, lo schema di vibrazione regolare, e poi le parti rumorose da evitare”, dice. “Questo elemento rumoroso della vibrazione è paragonabile alla distorsione meccanica. Udiamo il suono come rumore, che tende ad avere una frequenza ultra alta e vibrazioni deboli e irregolari che rendono la chitarra stridente o fastidiosa, talvolta quasi metallica. Applicare la giusta quantità di rifinitura sulla superficie aiuta a silenziare quel rumore, al contempo permettendo alle più forti vibrazioni musicali di mettere in movimento l’intera struttura.”

Applicando troppa rifinitura, spiega Andy, si può perdere parte della musicalità perché la piacevole risposta armonica viene praticamente filtrata. Viceversa, anche una chitarra acustica nuda e cruda senza il minimo di rifinitura non avrà un buon sound.

“Una chitarra acustica in legno grezzo non avrà abbastanza smorzamento da bloccare le vibrazioni più crude. È un effetto che spesso accade con i materiali artificiali o sintetici. Quando il fattore smorzante di un materiale si trova al di fuori di un range musicalmente piacevole, la chitarra suonerà pesante e ruvida, perché il materiale non ne favorisce le vibrazioni musicali a discapito di quelle non musicali. Sembra complicato, ma con un mix di sound buono e meno buono, il risultato finale sarà meno soddisfacente.”

Stando seduto nella sua officina a improvvisare con uno dei modelli interamente in koa disegnati da lui stesso, Andy fa una strana analogia col caffè per descrivere il sound diverso rispetto alla serie Koa.

“Una chitarra della serie Koa è come un cappuccino preparato a opera d’arte: delicato, delizioso, bello da vedere”, dice. “Ma è sempre un insieme di tutti gli ingredienti. Queste nuove chitarre in koa sarebbero come un caffè filtrato all’americana: chicchi prelibati, ben tostati e presentati nel modo più diretto possibile, per l’esperienza koa più pura. C’è tutto il sapore col minimo del filtro. Insieme alla percezione tattile calda e invitante, il risultato è uno strumento che offre un’inspirazione musicale unica.”

Dal punto di vista estetico, Andy volle che la chitarra rispecchiasse la sua personalità musicale.

“Volevo conservare le caratteristiche tradizionali, ma focalizzandomi su materiali naturali, così abbiamo selezionato un binding in palissandro e conchiglia vera per l’intarsio”, ha affermato. “Al contempo, però, non volevo che l’intarsio risultasse troppo vistoso e pesante.”

Il design dell’intarsio, chiamato Fountain, presenta un disegno elegante ma sottile in madreperla. Tra gli altri dettagli decorativi troviamo il binding in palissandro indiano (compreso nel foro di risonanza), una rosetta in paua accentata con palissandro e acero, bordo del top rifinito in palissandro e acero, un battipenna in acero scuro e meccaniche Taylor in bronzo lucido che creano un’armonia visiva con le tonalità del corpo in koa.

Le nuove chitarre entrano ufficialmente nella linea Taylor al livello della nostra serie 700, sostituendosi ai modelli della serie 700 in palissandro/abete, a eccezione della 717e Builder’s Edition, che conserverà il suo abbinamento di palissandro e abete torrefatto, più altre specifiche. Inizialmente, le nuove chitarre in koa verranno offerte in due diversi stili di corpo, entrambi interamente in koa: 724ce Grand Auditorium e 722ce Grand Concert. Andy è sicuro della nuova collezione in koa nella nostra linea, e questa modifica comunque non va a sovrastare le altre tre serie dedicate tutte al palissandro indiano (400, 800 e 900).

Cerca subito i nuovi modelli 700 in koa online e nei punti vendita.

Gli altri componenti della famiglia di chitarre Taylor in koa

Builder’s Edition K24ce
Serie Koa

Builder’s Edition K14ce, Builder’s Edition K24ce, K24ce, K26ce, K22ce, K22ce 12-Fret, GT K21e

A rendere questa collezione così strabiliante troviamo uno splendido koa striato, pregiatissima foggia e un vasto assortimento di modelli. Dalla compatta GT alla spassosa 12 tasti a un paio di gioiellini Builder’s Edition, la serie Koa mostra tutta l’eleganza di un’ampia gamma di personalità musicali.


224ce-K DLX
Serie 200 DLX

214ce-K DLX, 224ce-K DLX

Scegli tra il top in abete o in koa per questi modelli Deluxe, con una splendida impiallacciatura in koa per fondo e fasce, una rifinitura lucida per il corpo e la custodia rigida.


214ce-K SB
Serie 200

214ce-K, 214ce-K SB

Fondo e fasce impiallacciati in koa con top in abete impreziosito da una rifinitura o da uno splendido edgeburst sfumato che contorna tutto il corpo.


GS Mini-e Koa Plus
GS Mini

GS Mini-e Koa, GS Mini-e Koa Plus, GS Mini-e Koa Bass

La gettonata famiglia della GS Mini consta di tre modelli in koa, tutti con top in koa e fondo e fasce impiallacciati in koa. I modelli Plus presentano un corpo con edgeburst sfumato e la resistente AeroCase, mentre il piacevolissimo basso è uno spettacolo in tutti i sensi.


Serie Baby

BTe-Koa

Super portatile e un piacere da suonare, la nostra chitarra in koa più compatta fa un figurone in ogni situazione.

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Novità 2022

Scorri verso il basso

Una fiammante Grand Pacific Flametop guida la serie di nuovi modelli Taylor, accrescendo la famiglia GT

L’illustre eredità del koa hawaiano è strettamente intrecciata con la storia delle isole Hawaii. Questa specie nativa e presente unicamente nelle Hawaii (Acacia koa) è da secoli venerata nella cultura hawaiana. Il koa abbraccia anche un significato simbolico (“koa” significa “guerriero” in hawaiano) in quanto era usato come risorsa fondamentale per realizzare di tutto: armi, ciotole, canoe, tavole da surf, remi, ukulele e la steel guitar hawaiana resa famosa dal pioniere musicale Joseph Kukeku a fine 1800.

Le opinioni di artisti, ingegneri del suono e critici sono unanimi e tutte sottolineano i grandi miglioramenti tonali: un maggiore output e sustain nel timbro, e una migliore sintonia armonica (o “intonazione”, se vogliamo) tra le note lungo tutta la tastiera. In parole povere, le chitarre suonano meglio. Stando alla critica e ai musicisti (inclusi molti di voi lettori con chitarre V-Class), la V-Class è un vero passo avanti.

Ma la promessa più importante guardava al futuro. Il mastro liutaio Andy Powers la vide come una piattaforma liberatoria che non solo migliorava la musicalità dei nostri strumenti, ma gli avrebbe permesso di esprimersi donando a ogni modello una personalità musicale ancora più unica. Ciò avrebbe poi dato modo ai musicisti di esplorare una palette di suoni acustici ancor più diversificata.

I quattro anni successivi ripagarono dal punto di vista sonoro, portando a una stabile trasformazione della linea Taylor. Oltre ad adattare la V-Class agli altri modelli Taylor già esistenti, Andy usò la V-Class per ideare un nuovo corpo, il Grand Pacific, una chitarra dreadnought a spalla tonda con un profilo sonoro diverso dall’ormai classico Grand Auditorium. E se il sound generale del corpo Grand Auditorium era più “moderno”, ovvero più chiaro e dinamico con note ben definite, quello del Grand Pacific tendeva più verso il tono tradizionale del dreadnought, più caldo e maturo, caratterizzato da note più ampie che si mescolano tra loro. Grazie alla V-Class, la Grand Pacific produce basse frequenze più definite, eliminando quelle impurità che spesso tormentavano i classici corpi dreadnought in fase di registrazione o nei live.

Oltre a tutto questo, la V-Class diede ispirazione a Andy per creare la nostra classe di chitarre Builder’s Edition premium: si tratta di strumenti che sposano alla perfezione la sonorizzazione della V-Class di ciascun modello con le rifiniture contornanti volte a un maggior comfort per migliorare la sensazione e permettere a chiunque la suoni di esprimersi più liberamente. La serie Builder’s Edition è ormai diventata una corposa collezione che consta di nove modelli ben distinti.

Poi arrivò la Grand Theater, o GT, che non solo inaugurò un nuovo corpo, ma anche una nuova categoria di chitarre con una lunghezza della scala di 612,775mm, inferiore rispetto alla nostra Grand Concert di 631,825mm. A questo giro, Andy adattò le sue idee per la V-Class alle singolari proporzioni della chitarra, dando vita così alla catenatura C-Class, un design asimmetrico che permette alla chitarra di produrre una risposta di basse frequenze più potente rispetto a qualunque altra chitarra delle stesse dimensioni. Perfetta per i musicisti in cerca di una chitarra che combini la rapidità di una chitarra più piccola con un sound ricco e profondo.

Assolute novità in campo di forme del corpo, sia la Grand Pacific che la Grand Theater sono presto diventate i fiori all’occhiello della linea Taylor, attirando i musicisti in modi molto diversi dagli altri nostri modelli. La versatilità della Grand Pacific è paragonabile a quella dell’intramontabile Grand Auditorium; La GT, invece, ancora recente e tutta da scoprire, è in una fase di continua crescita grazie ai musicisti che ne scoprono le innumerevoli virtù: la comodità, l’incisività e l’espressività musicale che regala a chiunque la suoni.

E con l’inizio di questo nuovo anno, una notizia che non vi sorprenderà: la GP e la GT rientrano tra i nuovissimi modelli in uscita, illustrati nelle prossime righe.

AD27e Flametop

Un’esperienza Taylor più “rustica” con un look e un sound d’altri tempi

Fondo e fasce: acero massello a foglia larga

Top: acero massello a foglia larga striato

Manico: acero nero

Tastiera: eucalipto

Da un punto di vista sonoro, l’AD27e Flametop è senz’altro la novità più interessante. Monta un corpo Grand Pacific che si aggiunge alla serie American Dream con una voce completamente diversa dalle altre creazioni di casa Taylor. E così come il corpo Grand Pacific aveva segnato una linea di demarcazione dal sound moderno e fedele che caratterizza le nostre chitarre, la Flametop arriva a esplorare ancora più a fondo quel timbro caldo e profondo.

La chitarra trae origine da svariate idee musicali. Per prima cosa, negli ultimi anni Taylor ha intensificato le sue connessioni con artisti di Nashville, Los Angeles e altre comunità musicali. Il team responsabile delle relazioni con gli artisti ha indagato chiedendo a numerosi musicisti cosa cercano e cosa evitano in una chitarra acustica in base al genere che suonano, e noi ci siamo impegnati a mostrare a quanti più musicisti possibile la GP (e, di recente, la GT), presentandola come emblema della diversità acustica Taylor.

Ultimamente, sempre più musicisti di vari generi sono stati attratti dai sound acustici meno cristallini e che, anzi, enfatizzano una personalità più calda, legnosa e, talvolta, granulosa.

Data la propensione della Grand Pacific a un sound dreadnought più maturo, Andy Powers ha pensato bene di sfruttare quel corpo per sviluppare una variante leggermente diversa e con caratteristiche più vivaci, soprattutto per quanto riguarda le alte frequenze. Ha inoltre pensato che questo modello sarebbe rientrato bene nella serie American Dream, che tende ad avere un’estetica più morbida, più organica, più rustica. Al contempo, con caratteristiche funzionali più naturali che solleticassero l’interesse dei musicisti live.

Quanto alla scelta dei legni, Andy era ben conscio dei problemi di fornitura (dovuti alla pandemia e a un’impennata nelle richieste), e di nuovo cercò di usare quello che già avevamo a disposizione, una sorta di politica “svuotafrigo”: un approccio che permise lo sviluppo della serie American Dream. In questo caso, avevamo già una buona quantità d’acero e, ai fini della ricerca del sound, Andy decise di poterlo impiegare sia nel top che nel fondo e nelle fasce. Solitamente, l’acero non è molto usato nei top di chitarre acustiche (la tavola armonica potrebbe risultare un pelo imprevedibile), ma con il design della V-Class, Andy ritenne di essere in grado di controllare il movimento del top affinché rispondesse ai comandi. Soprattutto in questo caso, in cui la risposta desiderata era tutt’altro che dinamica.

Un’altra strategica decisione di design presa per ottenere il sound ricercato è stata la scelta di corde D’Addario in nichel bronzo non rivestite (.012 – .053). Questa particolare lega attribuisce alla chitarra una texture sonora molto diversa.

“D’Addario le chiama nichel bronzo perché hanno il colore delle corde avvolte in nichel, ma alla fine sono una via di mezzo”, spiega Andy. “Le corde hanno una particolare risposta se usate su un’acustica: non perdono di intensità, ma non sono neanche vivaci come ci si aspetterebbe da una muta in bronzo appena montata.”

Come illustrato da Andy nella nostra chiacchierata, le corde in nichel bronzo tendono a eliminare alcune tonalità di alte frequenze per addolcirne la risposta. Parlando della propria esperienza in studio, Andy preferisce lasciar maturare un po’ le sue corde prima di passare alla fase di registrazione.

“Spesso ricerco un sound dalla vivacità più cupa e tenue al tocco, per questo si sente più il legno e meno la corda in metallo”, afferma.

Nel complesso, tutte le singole decisioni di design che Andy ha preso (stile del corpo, legni, sfumature nella catenatura e composizione delle corde) regalano all’AD27e Flametop una voce straordinariamente persuasiva nella linea Taylor. In altre parole, un sound più asciutto, massiccio e confortevole. Oppure, per citare Andy: “Più polmoni, meno corde vocali.”

Si tratta di un profilo timbrico che attrae più facilmente i musicisti che di norma non impazziscono per il “tipico sound Taylor”, che ritengono troppo brillante.

Andy paragona le differenze timbriche e la reazione di fronte alla Flametop con il modo in cui varie tecniche fotografiche riescono a evocare sensazioni diverse.

“Immagina un fotografo ad altissima risoluzione”, dice. “Io ad esempio ho guardato un sacco di foto di onde e surfisti. I colori sono accesissimi e la messa a fuoco è impeccabile, come se si riuscisse a vedere ogni singola goccia d’acqua. Per anni, quello stile fotografico è stato considerato il non plus ultra delle foto dinamiche che ritraggono surfisti in azione, poiché si tratta di foto tecnicamente molto difficili.”

“Eppure, a volte, mi ritrovo attratto da foto con colori quasi smorzati, oppure retroilluminate o leggermente sfocate. Questo perché in questo caso l’esperienza viene trasmessa in un modo più significativo e comprensibile, rispetto alla foto super tecnica con un fuoco perfetto. È il feeling catturato che cambia.”

Allo stesso modo, afferma Andy, la scelta di legni, design, corde e plettri è paragonabile all’illuminazione e al fuoco di una foto.

“Ci sono momenti in cui ricerchiamo un dettaglio vivace, limpido e ben definito, altri invece in cui un sound diverso evocherebbe meglio l’emozione o l’impressione del momento”, afferma. “Ci sembra più umano. E lo stesso vale per la pittura. Alcuni dei dipinti più evocativi trasmettono l’emozione dietro le quinte più di quanto catturino il realismo della scena.”

È uno spunto interessante, soprattutto considerando il fatto che la maggior precisione tonale fornita dalla catenatura V-Class torna infinitamente utile in fase di registrazione, in particolar modo nel contesto moderno della digitalità, in cui l’intonazione può essere regolata elettronicamente e le chitarre acustiche risultano talvolta l’anello debole. Eppure, tutti noi sappiamo che alcuni dei brani più iconici e toccanti sono stupendamente imperfetti. È proprio l’imperfezione a renderli ancora più umani. E i chitarristi amano scoprire chitarre con personalità particolari, magari anche convenzionalmente “imprecise”. Sono proprio questi attributi a ispirarli, suscitando una risposta e una performance di un altro livello.

“Quelle “imprecisioni” ci attirano perché anche noi, in quanto persone, siamo fatti di imprecisioni”, spiega Andy. “Secondo me è questo che piace. È una sorta di somiglianza in cui ci rivediamo, e potrebbe essere proprio quello che cerchiamo per il brano che vogliamo suonare.”

Dal punto di vista visivo, Andy voleva che la personalità sonora dell’AD27e Flametop fosse rispecchiata da un’estetica appropriata. E ci è riuscito grazie alla tavola armonica in acero striato. Ha convogliato il carattere maturo di un paio di stivali o di jeans logori con una nuova cupa rifinitura in woodsmoke e un edgeburst sfumato con una satinatura su top, fondo, fasce e manico in acero. Come gli altri modelli American Dream, la Flametop presenta bordi smussati, intarsi da 4mm in acrilico italiano sui segnatasti e monta componenti elettroniche ES2 integrate (ma è disponibile anche senza). La chitarra viene spedita in una custodia Taylor AeroCase.

AD22e

Una Grand Concert con top in legno duro entra nella serie American Dream

Fondo e fasce: sapelli massello

Top: mogano massello

Manico: mogano

Tastiera: eucalipto

Andy è un grande appassionato di chitarre dal corpo più piccolo con top in legno duro, ed era entusiasta di far rientrare la Grand Concert con top in mogano nella serie American Dream.

“C’è qualcosa di speciale nella combinazione di top in legno duro su un corpo relativamente compatto”, dice. “È divertente da suonare, fa molto blues, il focus controllato del corpo lo rende un ottimo strumento su cui suonare fingerstyle o jazz e risponde bene anche agli accordi. La combinazione si abbina anche a numerosi generi musicali.”

L’abbinamento tra sapelli e mogano enfatizza la produzione di un sound asciutto, focalizzato e legnoso, con una piacevole risposta di medie frequenze, soprattutto grazie alla catenatura V-Class®. È prettamente improntata sul comfort dato dai bordi smussati e dalla morbidezza lungo i tasti grazie alla lunghezza di scala da 631,825mm e alle corde D’Addario in fosforo bronzo rivestite e di spessore ridotto.

Tra gli altri dettagli troviamo la filettatura nera del top, gli intarsi da 4mm in acrilico italiano sui segnatasti, una rosetta con un solo anello che mette in contrasto l’acero e il nero, un battipenna in carapace sintetico, una spessa rifinitura opaca che preserva la naturalità del legno e ne ottimizza la risposta acustica e meccaniche in nichel. La chitarra monta anche componenti elettroniche ES2 integrate e include una custodia Taylor AeroCase.

GTe Blacktop

Il noce aggiunge spessore sonoro alla voce della GT

Fondo e fasce: noce americano massello

Top: abete massello

Manico: mogano

Tastiera: eucalipto

Il noce è un legno che abbiamo usato molto spesso negli anni e che qui a Taylor contiamo di usare ancora per preservare un portfolio sano e bilanciato di specie provenienti da approvvigionamenti responsabili. Con la GTe Blacktop siamo entusiasti di offrire un’altra peculiare voce GT, e non siamo riusciti a resistere alla tentazione di decorarla con il nostro blacktop.

Dal punto di vista tonale, Andy ritiene sia meglio descrivere questo modello in noce paragonandolo alla controparte della GT in Urban Ash.

“Per quanto riguarda il design della GT, il fondo e le fasce in Urban Ash regalano una sensazione simile a una chitarra da flamenco”, afferma. “Ha una risposta veloce e vivace. Il frassino è leggero tanto quanto il mogano e offre un sound istrionico, rapido e dinamico. Il noce è vagamente più denso e un pochino più pesante, per cui offrirà un supporto più solido nelle basse frequenze. Parlando di note, non è altrettanto marcato ma sicuramente un po’ più intenso. Se la versione in Urban Ash dà più l’impressione di una chitarra da flamenco, quella in noce appare più come una chitarra classica, con un peso più serio e ampio dietro ogni nota.”

Come per gli altri modelli GT, le proporzioni compatte e la sinuosità al tatto rendono questo strumento straordinariamente invitante, inoltre la catenatura C-Class riempirà una stanza con sound e amplificazione impeccabili. Tra i dettagli degni di nota troviamo i comodi bordi smussati nel corpo, una rosetta che mette in contrasto acero e nero, intarsi da 4mm in acrilico italiano per i segnatasti, un corpo con sottili rifiniture opache e top nero, e meccaniche Taylor Mini in nichel. La chitarra monta anche delle componenti elettroniche ES2 integrate ed è spedita con una custodia AeroCase leggera ma resistente.

GTe Mahogany

Questa GT ti sembrerà viva per il suo carattere nudo e crudo

Fondo e fasce: mogano neotropicale massello

Top: mogano neotropicale massello

Manico: mogano neotropicale

Tastiera: eucalipto

La famiglia GT cresce a vista d’occhio nel 2022, soprattutto con questa novità tutta in mogano. Con il suo sapore blues, questa chitarra dà il suo meglio sia negli arpeggi fingerpicking e flatpicking che negli accordi, grazie al top in mogano che ammorbidisce la risposta iniziale producendo una voce legnosa e calibrata ben bilanciata nell’intero spettro di frequenze. La sinuosità dovuta alla lunghezza della scala da 612,775mm semplifica la formazione degli accordi e il bending delle corde, rendendoli piacevoli per le dita. Si tratta di una chitarra anche divertente da elettrificare, perché la compressione naturale del top in mogano si traduce in un sound amplificato pulito e naturale, grazie anche alle componenti elettroniche ES2 integrate.

L’estetica è semplice ed elementare, grazie all’Urban Sienna (originariamente usato sulla GT Urban Ash) e alla sottile rifinitura opaca che accentuano le naturali venature nel corpo e del manico in mogano, percepibili al tatto. L’eucalipto che riveste il manico, il ponte e la paletta aggiunge una sottile variegatura, mentre i bordi smussati nel corpo favoriscono un aspetto quasi spoglio ed essenziale. Come la sua controparte in Blacktop, anche la GTe Mahogany incorpora una rosetta in acero e nero, intarsi da 4mm in acrilico italiano sui segnatasti e meccaniche Taylor Mini in nichel, e anch’essa include la nostra famosa custodia AeroCase.

GT 611e LTD

Ispirata alla 618e, questa GT in acero farà senz’altro parlare di sé

Fondo e fasce: acero massello a foglia larga striato

Top: abete Sitka massello

Manico: acero nero

Tastiera: ebano Crelicam affumicato

Questo modello di GT in edizione limitata è un bonus aggiunto per iniziare alla grande il 2022. In sostanza, è uno “spinoff” della nostra 618e Grand Orchestra in acero e abete, resa più accessibile grazie alle proporzioni compatte della GT.

Andy era molto soddisfatto della particolare presentazione estetica che aveva dato alla 618e quando l’aveva ridisegnata nel 2020 con la sfumatura Antique Blonde e l’esclusivo design di intarsi Mission (che abbiamo illustrato nel dettaglio nell’articolo sugli intarsi dello scorso numero). Dal momento che il corpo della GT deriva dalle curve della Grand Orchestra, Andy non poteva che creare una GT in acero e abete con lo stesso aspetto. E sebbene il sound non sia paragonabile alla grossa voce della sorella maggiore, la catenatura C-Class dota questa GT di incredibile potenza e profondità timbrica. In aggiunta, la sportività e la manovrabilità di questa chitarra la rendono un vero spasso da suonare.

“Si potrebbe descrivere come la maestosità di una Grand Orchestra in scala per noi mortali”, riflette Andy. “Poi possiamo aggiungere la rapidità del tocco, la sinuosità e tutti gli elementi che tanto amiamo della GT, uniti all’impatto visivo della 618.”

Proprio come la 618, la colorazione Antique Blonde apporta una bellezza delicata allo strumento, dalla leggera sfumatura sui bordi alla scura tonalità dorata sul fondo e sulle fasce che impreziosisce la bellezza dell’acero. Tra gli altri dettagli presi dalla 618e troviamo la combinazione di acero con rivestimento in koa e ivoroid, la rosetta in paua con rivestimento in koa e ivoroid, un battipenna in acero colorato e un corpo con rifiniture lucide. La chitarra monta anche meccaniche Taylor Mini in nichel ed è spedita con la nostra custodia AeroCase.

Cerca tutte queste chitarre presso un rivenditore vicino a te. Per altre foto e le specifiche complete di ciascun modello, visita il sito taylorguitars.com.

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Una passione ben intarsiata

Scorri verso il basso

Le avventure di Taylor nel design degli intarsi rivelano una storia ricca di colori, un impegno preso con questo tipo di artigianato e un’affinità per un equilibrio estetico.

Bob Taylor siede nel suo ufficio, riportando alla memoria mezzo secolo di storia degli intarsi di Taylor, sin dai primissimi giorni da giovane liutaio. A un certo punto, la conversazione verte sull’intarsio più famoso dell’azienda: la paletta, il logo che impreziosisce ogni gioiello Taylor. La versione originale era ispirata al logo di un termometro appeso nella bottega di Lemon Grove, in California, dove l’azienda venne avviata nel 1974.

“Ho realizzato centinaia e centinaia di quegli intarsi armato solo di lima e seghetto”, sostiene Bob, avvicinandosi alla lavagna appesa alla parete. “Li disegnavo io, partendo in basso a sinistra”, poi inizia a tracciare l’intera sagoma del logo a memoria, dopo decenni che non lo intarsiava a mano. “Ce l’ho talmente impresso nella mente che potrei iniziare nell’angolo e fare tutto il giro. Potrei farlo anche a occhi chiusi.”

Il design degli intarsi nelle chitarre è un argomento molto variegato, una forma d’arte a sé incorporata nell’arte della liuteria. Seppur con un approccio estetico squisitamente minimalista che lascia spazio solo ai legni e ai contorni raffinati, la maggior parte delle storie intessute intorno all’arte dell’intarsio raffigura l’immagine di un’attività fortemente pittorica, narrativa o ultrapersonalizzata, un’opera che mostra un artigianato oltremodo singolare. Chi apprezza questo tipo di arte conoscerà già le opera dei maestri Grit Laskin, Harvey Leach e Larry Robinson, o magari dei più recenti Larry Sifel e Wendy Larrivee.

“Ricordo ancora di quando osservavo Wendy incidere uno dei suoi giullari dai suoi blocchi di perla, tanti anni fa”, rivela Bob, estasiato dalle abilità di Wendy. “È un’arte andata perduta al giorno d’oggi.”

Parlando di Taylor, cercare di riassumere i momenti salienti di 50 anni di intarsi in un unico articolo è, ovviamente, un’impresa non da poco. Ci vorrebbe un’intera rivista dedicata, perché oltre al gran numero di intarsi realizzato nel corso degli anni, ci sarebbero tantissime storie da esplorare. Un esempio è l’evoluzione dei nostri metodi artigianali, partendo dai primi periodi in cui Bob tagliava manualmente la perla con una sega da gioielliere, all’integrazione dei software CAD/CAM, CNC e la tecnologia a laser, fino agli attuali metodi di sviluppo. Un altro esempio sono le sensibilità estetiche nate e definite qui a Taylor, e ancora gli stili evolutisi col tempo e le numerose scelte strategiche. Senza dimenticare le persone che negli anni hanno affiancato Bob, arricchendo il team di progettazione coi propri punti di vista artistici e le proprie abilità. Persone come lo storico partner creativo Larry Breedlove, il talentuoso designer Pete Davies Jr., padre di alcuni degli intarsi più incredibili di Taylor, fino all’attuale “architetto” Andy Powers, i cui visionari dettagli grafici creano un legame armonioso tra la personalità musicale della chitarra e le relative caratteristiche estetiche.

Il ruolo protettivo degli intarsi

Oltre all’aspetto decorativo di quest’arte, alcuni intarsi come le rosette rivestono un ruolo pratico che preserva una chitarra acustica da eventuali crepe.

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Una storia artistica ricca di intarsi

Per capire a fondo come Taylor si approccia al design degli intarsi è bene contestualizzare un po’ la storia di quest’arte nel mondo degli strumenti musicali. Il retaggio dell’intarsiatura delle chitarre acustiche a corde in acciaio ricorda un po’ un’impollinazione incrociata delle tradizioni di vari strumenti musicali con una storia di mezzo millennio. Nel corso dei secoli, il violino ha vissuto una notevole oscillazione nel modo in cui veniva decorato. Durante il Barocco, ad esempio, i violini presentavano considerevoli dettagli decorativi, un approccio che col tempo venne drasticamente striminzito fino a perdere ogni tipo di intarsiatura sulla tastiera. Al contrario, i liutai preferivano concentrarsi su altri tipi di decorazioni, come ad esempio la filettatura.

“La filettatura e la bombatura divennero il tocco di qualità dei liutai più abili”, afferma Andy Powers, uno dei migliori designer di chitarre di Taylor. “La sfida era mostrare il proprio livello di precisione nella filettatura e nel tocco artistico durante il taglio e l’assemblamento delle parti: dimensioni, proporzioni e l’aspetto dei punti di giunzione tra le componenti.”

Parlando di chitarre, se tentassimo di ripercorrere a ritroso il loro sviluppo tornando ai vecchi liuti o agli oud, ci imbatteremmo in esemplari di strumenti fortemente decorati. Ma potremmo trovare anche casi di strumenti con rifiniture più modeste per i musisti “folk” di ciascun’epoca.

I liutai classici presero spunto dalla realizzazione dei violini e preferirono lasciare la tastiera cruda, concentrando dunque la propria abilità in una filettatura più d’impatto, realizzando rosette a mosaico che mostrassero tutta la loro maestria.

Negli Stati Uniti, i creatori di banjo, soprattutto quelli dell’epoca jazz Dixieland degli anni ’20, adottarono un approccio decorativo più appariscente, spesso usando intarsi elaborati anche sulla tastiera. Ben presto quella stessa estetica venne adottata anche dai liutai di chitarre acustiche a corde d’acciaio per attrarre l’attenzione dei bangioisti. Tra i pionieri di questa tradizione troviamo Gibson ed Epiphone, dediti alla fabbricazione tanto di chitarre quanto di banjo.

“Se proviamo a osservare uno dei primi banjo o mandolini Gibson con un’intarsiatura elaborata, noteremo che non fu difficile applicare quegli stessi intarsi anche su una chitarra”, dichiara Andy. “Questi intarsi venivano realizzati su chitarre flat-top solo fino a un certo punto, ma sia Gibson che Epiphone erano nettamente più improntate su chitarre archtop, molto più utilizzate dai bangioisti che si avvicinavano alla chitarra. Spesso, queste chitarre presentavano i temi grafici dell’Art Déco, al tempo molto in voga, adottando l’estetica più accesa e dinamica dell’età del jazz. Era credenza popolare che questo desiderio di ribalta visiva potesse enfatizzare ulteriormente l’importanza, già di per sé crescente, della chitarra all’interno di una band.”

La storia dell’intarsiatura di Taylor

Facendo un passo indietro ai primi giorni di Taylor a metà degli anni ’70, Bob Taylor afferma che aggiungere l’intarsiatura alle chitarre fu gratificante sotto due punti di vista. Fu un modo per lui di affinare le sue abilità da giovane artigiano dedito alla lavorazione del legno, e in più di fare qualche soldo più con le chitarre vendute, così da assicurarsi l’affitto per l’azienda.

“Aggiungendo una tavola con bordatura in abalone e qualche intarsio qua e là, riuscii a far lievitare il prezzo di una chitarra da 600 a ben 900 dollari”, ricorda Bob.

Una delle primissime influenze artistiche di Bob per quanto riguarda il design degli intarsi fu il creatore di banjo Greg Deering. Bob lo aveva incontrato nel negozio di chitarre American Dream dove aveva iniziato a lavorare, mentre Deering lavorava come tecnico delle riparazioni. Più avanti, Deering passò brevemente a Taylor Guitars sempre come tecnico, per poi fondare l’azienda Deering Banjos.

“Fu un colpo di fortuna che Greg lavorasse lì, e ancor di più che poi si aprì una bottega vicinissima a me”, afferma Bob, “perché il suo è un vero e proprio talento innato.”

“Molte delle prime idee di intarsiature di Bob nacquero osservando elementi visivi della vita quotidiana (tra cui, come afferma, le famose piastrelle talavera) o altre fantasie tradizionali che si abbinano bene con le chitarre, come foglie, tralci e altri pattern a tema botanico.

“A proposito di foglie, incidendole si ottiene un risultato fantastico, ma in caso contrario è comunque possibile lavorare sui tagli”, afferma. “I primi tempi, quando utilizzavamo ancora il seghetto a mano, riuscivamo a incidere tagli molto profondi nelle foglie. Poi, una volta adottata la tecnologia CNC, all’inizio dovemmo abbandonare quella pratica perché le macchine non ne erano all’altezza. Avevano un diametro notevole, a discapito della precisione e del dettaglio. Poi col tempo i macchinari migliorarono e questo non fu più un problema.”

Nel segno di Larry Breedlove

Nel 1983, un abile artigiano e liutaio di nome Larry Breedlove iniziò a lavorare a Taylor. Nei tre decenni che seguirono, Larry collaborò con Bob al design dei prodotti, definendo l’eleganza che oggi si accomuna per antonomasia con le chitarre Taylor: dalla sinuosità della cassa e la forma del nostro iconico ponte fino ai numerosi intarsi caratteristici di ogni Taylor. Breedlove donò alla forma delle sue chitarre una sensibilità organica, architettonica e strutturale davvero unica. L’amore per il legno e per il design innovativo fu di ispirazione per il mondo del design delle acustiche da un punto di vista più estetico.

“Larry era paragonabile a un mobiliere all’avanguardia. Costruiva mobili leggermente più spigolosi, ma al contempo non così diversi da una sedia a dondolo Sam Maloof”, dice Bob. “Le sue creazioni erano organiche un po’ come Gaudí, ma comunque diverse. Erano più scolpite e rifinite, una via di mezzo tra organico e meccanico. Le sue forme e le sue idee erano davvero piacevoli per gli occhi. E quell’estetica si sposava perfettamente col tipo di intarsiature che usavamo. Diciamo che abbiamo rimodernizzato alcuni dei vecchi intarsi tipici dei banjo.”

Breedlove si ispirò molto anche al design di intarsi avviato con la serie Artist di Taylor a metà anni ’80 (tra cui le innovative rifiniture cromatiche delle chitarre per nomi come Prince, Kenny Loggings e Jeff Cook degli Alabama). Durante questo periodo, Breedlove iniziò a usare materiali alternativi per gli intarsi, così da espandere la sua palette di colori.

Da grandi apparecchiature derivano grandi idee

Gli anni ’90 si rivelarono un decennio di mutazione per Taylor Guitars sotto vari punti di vista. Per prima cosa, le chitarre acustiche vissero un ritorno in auge dopo un decennio di quiescenza commerciale, grazie anche al programma TV MTV Unplugged. Dopo dieci anni dominati da sintetizzatori, batterie elettriche e hair metal, le chitarre acustiche finalmente tornarono a fare tendenza, grazie anche ad alcune band rock che spogliarono le loro hit più di successo creandone versioni in acustico. E molti rocker furono felici di scoprire che il profilo sottile e la grande suonabilità dei manici Taylor erano paragonabili a quelli di una chitarra elettrica. Altri artisti emergenti come la Dave Matthews Band resero la chitarra acustica il perno intorno al quale ruota la loro musica (e la cosa migliore è che le chitarre Taylor divennero un pilastro dei loro live dagli anni ’90 in poi).

Le nostre chitarre erano sempre più popolari e Taylor implementò nelle fasi di progettazione, sviluppo e fabbricazione delle attrezzature e delle tecnologie sempre più d’avanguardia. Le frese computerizzate e la tecnologia a laser introdussero nuovi livelli di precisione e congruenza di produzione. Queste attrezzature si rivelarono davvero rivoluzionarie. Gli intarsi in madreperla o in abalone, così come gli incavi in cui si collocano, potevano essere tagliati con maggiore precisione usando la fresa CNC.

“Con l’arrivo del CNC”, spiega Bob, “potemmo progettare intarsi più belli da vedere per le nostre chitarre più costose. Ed eravamo certi che l’intarsio sarebbe rientrato perfettamente nell’incavo grazie al CNC, anche qualora venisse realizzato da un altro fornitore. Era come ordinare un carburatore per l’auto; eravamo certi che, al momento dell’installazione, ci sarebbe entrato. In precedenza, ogni intarsio significava praticamente inizare da capo.”

I laser aprirono a nuovi materiali di intarsi oltre alle tradizionali conchiglie, tra cui vari legni e materiali sintetici come il ColorCore® Formica®. E grazie al diametro ridotto del raggio laser (pari a 0,2 mm) e alla precisissima sovrapposizione, i laser poterono essere adoperati per incidere nel dettaglio materiali come legno o acrilico, migliorandone così l’aspetto.

A metà anni ’90 l’azienda iniziò a definirsi sempre di più anche grazie al successo della Grand Auditorium appena uscita. Taylor decise dunque di investire più risorse creative nel design e nelle intarsiature custom. Verso la fine del decennio, Taylor aveva nettamente incrementato la propria abilità di realizzare intarsi visivamente attrattivi per i modelli standard, in edizione limitata e custom. E grazie ai rapporti stretti e coltivati con artisti di successo, negli anni successivi l’azienda iniziò a impiegare nuove attrezzature per realizzare una serie di intarsi più pittorici designati a chitarre esclusive di alcuni artisti, senza dimenticare gli altri modelli in edizione limitata.

Uno dei design di intarsi più elaborati dell’epoca fu creato per la Cujo (lanciata nel ’97), con un retro in noce striato e con le fasce realizzate con un albero rimosso da una fattoria della California settentrionale. La particolarità della Cujo è che l’albero in questione apparve in alcune scene dell’adattamento cinematografico del romanzo “Cujo” (1983) di Stephen King. Il romanzo parla di un San Bernardo morso da un pipistrello malato di rabbia, che arriva a terrorizzare una madre e suo figlio. Composto di vari materiali tra cui legno e conchiglie, l’intarsio raffigura alcuni elementi narrativi del racconto come il cane, il pipistrello, un fienile e l’albero di noce stesso. La congruenza della tecnologia impiegata per gli intarsi ci permise di realizzare una serie di 250 esemplari.

Un altro fondamentale artista del settore di quel periodo era un giovane talento chiamato Pete Davies Jr., che giunse a Taylor subito dopo una laurea in design conseguita nel 1999. Pete riuscì a sfruttare la sua naturale predisposizione per quest’arte dando vita a intarsi pittorici fortemente intriganti, che gli storici fan di Taylor riconosceranno immediatamente. Il suo primo design fu una carpa koi realizzata sulla nostra Living Jewels in edizione limitata, la cui prima versione diede poi vita alla nostra serie Gallery. L’opera presentava delle carpe koi molto variopinte che “nuotavano” lungo la tastiera e tutt’intorno al foro di risonanza della chitarra in acero striato e peccio di Sitka, poi colorata di blu per simulare l’acqua. Quanto ai materiali dell’intarsio, Davies usò quelli sintetici: ColorCore, perla sintetica e un materiale composito di turchese, corallo e pietra tritati e mescolati con della resina. La chitarra era uno spettacolo, così come gli altri modelli della serie Gallery: la Sea Turtle, con tartarughe marine intarsiate sulla tastiera e con il retro del corpo in acero biondo striato decorato con una medusa e un’altra tartaruga. Della stessa collezione venne realizzata una terza edizione limitata, la Gray Whale, che presentava una balena intarsiata e una stupenda rosetta con un galeone che si estende fino all’interno del foro di risonanza.

Un altro elaboratissimo intarsio di Davies fu creato per la Liberty Tree, realizzato in legno di un tulipifero di 400 anni che durante la rivoluzione americana del 1776 fungeva da punto di incontro per i patrioti di Annapolis, nel Maryland. Lo schema di Davies inneggia all’importanza storica dell’albero, raffigurando nella paletta la prima versione postrivoluzionaria della bandiera americana, una raffigurazione incisa a laser della pergamena della Dichiarazione di Indipendenza che si estende dal manico fino alla tavola armonica, una rosetta con 13 stelle (ognuna delle quali rappresenta le 13 colonie originarie) e uno stendardo dell’epoca coloniale che parte dal bordo della tastiera e si srotola fin sopra la rosetta. Tra l’importanza storica del legno e l’intarsiatura che ne rende omaggio, il risultato fu una chitarra di indiscutibile rilievo.

Tra gli altri design custom creati originariamente da Davies per i modelli in edizione limitata troviamo: un intarsio fiammeggiante per la Hot Rod (HR-LTD) in edizione limitata. Una chitarra che trae ispirazione dai bolidi del passato, con fiamme intarsiate (in legno) lungo la tastiera e intorno al foro di risonanza; una splendida intarsiatura di cavalli in acero e koa per la Running Horses (RH-LTD); e un pellicano intarsiato in koa, noce, legno di seta e mirto.

Dopo cinque anni, Davies decise di abbandonare l’azienda per perseguire la sua carriera nel 2004. (Purtroppo, ci abbandonò prematuramente nel 2014 all’età di 37 anni.)

Un nuovo compromesso

Prima che Pete Davies Jr. lasciasse l’azienda, Taylor stava attraversando un periodo di notevole crescita. La compagnia si stavo spingendo oltre i limiti artistici con una fertile produzione di intarsi custom rivolti ad artisti e diverse altre proposte di chitarre in edizione limitata. Con l’abbandono di Davies, Bob Taylor, Larry Breedlove e gli altri del team di sviluppo iniziarono a pensare al futuro, e ai pro e contro di continuare a investire nell’approccio estetico e di adottare un programma di produzione custom ben solido.

“Ci eravamo dedicati a quello, avevamo il vento in poppa e gli affari andavano bene, finché poi cominciai a sentire che eravamo giunti a uno stallo. Avevamo cercato di farne un mercato. C’era gente che voleva chitarre stralussuose con prezzi da capogiro. E nonostante le cifre che chiedevamo, non guadagnavamo nulla. Questo perché Larry vi si dedicava completamente, perdendosi a volte in un buco nero per interi mesi.”

“Non volevo che qui a Taylor Andy diventasse famoso come re degli intarsi. Volevo che lo si conoscesse come colui alla continua ricerca delle capacità di una chitarra.”

Bob Taylor

Contestualmente, Taylor continuò a innovare con il suo design di chitarre. Nel 2005, l’azienda introdusse la T5 elettroacustica hollowbody. Il disegno della Grand Symphony, progettato da Bob e Larry Breedlove, nacque un anno dopo, seguito da altri design che includevano una baritono a 8 corde e, nel 2010, la GS Mini, anch’essa figlia di Bob e Larry.

Poco prima di quel periodo, Bob era entrato in contatto con un giovane ma talentuoso liutaio della zona chiamato Andy Powers, offrendogli di entrare nell’azienda in qualità di ideatore di chitarre di nuova generazione per Taylor. Andy accettò, firmò il contratto e iniziò ufficialmente a gennaio 2011.

“Con l’arrivo di Andy giungemmo alla conclusione che non volevamo più focalizzarci su chitarre su misura note principalmente per le intarsiature pregiate”, ricorda Bob. “Andy è un liutaio formidabile ed eravamo pronti a concentrarci sulla qualità della chitarra come strumento musicale, anziché come semplice bomboniera. Realizzare intarsi della levatura di opere d’arte richiede infatti tante, tante energie in termini di talento e gestione. In quel periodo ritenemmo apportuno continuare a realizzare intarsiature sempre molto eleganti, ma ben lontane dalle tematiche affrontate in passato.”

L’ironia della sorte, aggiunge Bob, è che Andy, oltre a essere un vero mastro liutaio, è anche un geniale intarsiatore in grado di dare vita a temi altamente pittorici.

“Realizzava intarsi pazzeschi. Addirittura delle tigri che attraversavano la chitarra”, dice. “Ma non volevo che qui a Taylor Andy diventasse famoso come re degli intarsi. Volevo che lo si conoscesse come colui che ha notevolmente e ulteriormente innalzato il livello qualitativo delle nostre chitarre, sempre con un’ottica progressista e di durabilità. Credevamo entrambi che fossero questi i valori che volevamo offrire ai nostri clienti.”

L’epifania di Andy

Andy va molto fiero delle intarsiature su misura che realizzava prima di entrare in Taylor. Ed è facile capirne il perché. Non solo dispone di un portfolio incredibilmente icastico, ma tutte le sue opere erano interamente realizzate a mano.

“Ammiravo molto la tradizione di intarsiatura a mano”, dice. “Lavoravo con un seghetto da gioielliere e con lime minuscole. Era come lavorare nel ‘700.”

In base al tipo di intarsiatura commissionata per le sue chitarre, Andy traccia dei parallelismi coi tatuatori contemporanei.

“Pensiamo alla varietà di tatuaggi esistenti”, riflette. “In giro si vedono nomi di bambini, raffigurazioni di storie di vita, frasi motivazionali, motti, credo. Molti si approcciano all’intarsiatura con lo stesso spirito. Vogliono che il proprio strumento racconti la loro storia: esperienze, difficoltà, successi e fallimenti. E a me questo piaceva molto perché amo l’aspetto umano di questo lavoro.”

Apprezzava molto anche la sfida artistica di dover ricercare un modo per rappresentare graficamente la storia di qualcuno, trovando il compromesso con i mezzi e i materiali del lavoro a mano. Ma quando Bill Collings di Collings Guitars entrò a fargli visita nella sua bottega, Andy iniziò a maturare una visione ben diversa.

“Ogni design di intarsi dovrebbe farci capire la sensazione e il sound che la chitarra regalerà.”

Andy Powers

“Guardava una chitarra che stavo assemblando per un mio cliente”, ricorda Andy. “Avevo trascorso settimane su un intarsio molto elaborato e ne andavo particolarmente orgoglioso. Dopo aver fissato la chitarra, Bill si gira e mi fa: Un lavoro eccezionale. Ma se fossi in te, penserei anche in mano a chi andrà questa chitarra dopo il suo primo proprietario, perché la gente vorrà suonarla molto più a lungo di quanto credi. Rimanemmo in silenzio per qualche minuto e, dopo averci pensato, risposi: In pratica, meglio non tatuarsi sul braccio il nome della mamma di qualcun altro. Giusto? E lui: Esattamente.”

Negli anni a seguire, conferma Andy, quella osservazione si rivelò veritiera, perché vide che molti suoi clienti regalavano le sue chitarre ai propri figli.

“Ci fu un caso in cui la persona che ricevette la chitarra mi disse: Adoro questa chitarra, ma racconta la storia di mio padre, non la mia. Quell’esperienza mi fece avvicinare ancor di più al lato tradizionalista di quest’arte, permettendomi di concentrarmi su temi che fossero di interesse universale. Ovviamente, i temi classici come i motivi botanici o le forme di stampo impressionistico, continuano a funzionare nella maggior parte dei casi.

Andy ricorda un viaggio fatto qualche anno fa a Cremona, qui in Italia, in cui ebbe l’opportunità di ammirare da vicino un pregiatissimo violino Stradivari.

“Aveva delle decorazioni molto elaborate, cosa non comune per l’epoca”, dichiara. “Alcune parti erano dipinte a mano, aveva degli elementi incisi e poi riempiti con del mastice contrastivo. Non erano dunque elementi propriamente intarsiati, ma avevano un effetto visivo molto simile. Aveva una fantasia bonatica e le linee avevano un’eleganza apprezzabile tanto oggi quanto nel ‘700, quando venne realizzato. Lo ritenni davvero uno splendido approccio alla decorazione di uno strumento.

Nel design degli intarsi

Come molti suoi altri design, Andy solitamente inizia con una bozza a matita degli intarsi.

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L’approccio di Andy alle intarsiature in Taylor

C’è un punto espresso da Bob Taylor con cui Andy si trova in forte accordo: il suo focus creativo in Taylor deve ruotare attorno a migliorare strutturalmente le chitarre, non esasperarne la personalizzazione. Ma alla luce di questo, Andy è comunque riuscito a partorire nuovi e geniali design di intarsi anche per la linea di chitarre Taylor standard.

Sin dal suo arrivo a Taylor dieci anni fa in qualità di mastro liutaio, Andy non ha mai fallito nel suo compito di trasformare praticamente l’intera collezione di chitarre Taylor ridefinendo il tocco, il sound e l’aspetto di alcuni modelli già esistenti, ma ne ha perfino introdotto di nuovi. Andy afferma che l’approccio estetico rimane lo stesso a prescindere dal tipo di chitarra: deve essere un processo olistico in cui la personalità musicale e il senso estetico condividono un’unica identità.

“Guardando un qualunque design di intarsio, dovremmo già capire la sensazione e il sound che la chitarra regalerà”, spiega. “Di certo le forme hanno la loro importanza, e lo stesso vale per i materiali e per il peso visivo, che dipende dall’intensità dell’intarsio stesso.

Prende come esempio la 912ce Grand Concert Builder’s Edition.

“I corpi di dimensioni più contenute tendono a dare un feeling più intimo, più elegante”, dice. “Ora immaginiamo ci siano grossi intarsi squadrati in madreperla in ogni punto. Otterremmo un manico molto lucente, ma la chitarra in sé sarebbe così visivamente “pesante” che ci parrebbe un macigno. Non sarebbe equilibrata. Ma con l’intarsio Belle Fleur, ecco che si ritrova l’equilibrio tra la forza e la delicatezza nato da un misto di Art Nouveau, Art Déco e un tocco di impressionismo stilizzato. Appena lo vedo capisco subito che si abbina col resto della chitarra. Nulla sovrasta nulla. Il tipo di curve usato richiama le curve della spalla mancante e del poggiabraccio; in pratica, la silhouette generale della chitarra. Tutti elementi che si sposano perfettamente.”

Ci sono tuttavia casi in cui questa filosofia di lavoro presenta delle sfide. Come da tradizione, ogni serie della linea Taylor condivide lo stesso set di decorazioni (e, in molti casi, lo stesso legno per il retro e per le fasce). Tuttavia, la stessa serie può contenere tipi di stili diversi per il corpo, con una conseguente differenziazione nella personalità sonora

È capitato dunque che Andy si prendesse una sorta di licenza creativa, uscendo fuori da questi schemi. La sua struttura della Builder’s Edition gli ha dato modo di “deviare” da una serie per creare una nuova classe di modelli che potremmo definire “director’s cut”. Con il lancio della Grand Pacific, ad esempio, Andy scelse di realizzare la 517 e la 717 Builder’s Edition con uno schema decorativo che riflettesse il retaggio tradizionale delle chitarre Dreadnought e con una diversa vocalità musicale per Taylor. Questi due modelli sono quindi caratterizzati da una sensibilità estetica e da un design di intarsi condivisi tra loro, piuttosto che ispirarsi rispettivamente alle serie 500 e 700.

L’anatomia dell’intarsio Mission

A un primo sguardo, il set di intarsi Mission sulla tastiera delle 618e e 818e Grand Orchestra sembra un design relativamente semplice.

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Un ulteriore esempio (che tuttavia non ha nulla a che vedere con la Builder’s Edition) è il re-design della Grand Orchestra del 2020, che contiene la catenatura V-Class e un nuovo schema decorativo. La 618e e la 818e, i due modelli rivisitati, presentano una stessa intarsiatura, la Mission, diversa da quelle usate nelle serie 600 e 800. Come riferimento visivo per la potente voce della chitarra, Andy scelse dapprima un intarsio a blocco ma, dopo una più attenta osservazione, optò per un altro strato di dettaglio nell’intarsio: il blocco centrale in madreperla è contornato da un anello esterno in ivoroid tagliato a laser che offre un tenue elemento di gradazione. (Per ulteriori dettagli sull’esecuzione tecnica dell’intarsio, consulta la sezione nella barra laterale.)

“Ci sembra appropriato per una chitarra Grand Orchestra”, dice Andy. “Incarna proprio il sound di una Grand Orchestra. È potente, spinto, incalzante, ma al contempo con un certo livello di complessità e rifinitura che si pone in contrasto con le dimensioni. Potrei usare come esempio anche un piccolo intarsio, sia esso un segnatasti o una semplice decorazione, come opportunità per affermare la personalità di una chitarra, poiché tutti gli elementi raccontano una storia simile. Se guardiamo lo strumento ultimato dal punto di vista di un musicista, capiamo subito che le varie parti comunicano armoniosamente. È questo il successo di un intarsio, per me. Mi piace pensare che tra cent’anni, un musicista potrà guardare quella chitarra e sapere che tutto funziona nell’insieme.

È con tutta probabilità suonerà anche da paura.

In un prossimo numero di Wood&Steel, Scott Paul, direttore della sostenibilità delle risorse naturali, offrirà uno sguardo più da vicino alle nostre scelte dei materiali naturali, come madreperla e abalone.

In mano ai dipendenti

Scorri verso il basso

Dopo essersi dedicati per decenni alla realizzazione di un’azienda di successo e di una filosofia creativa, i cofondatori Bob Taylor e Kurt Listug sono felici di passare il testimone ai dipendenti. Il futuro della Taylor e dei chitarristi non è mai stato così radioso.

È un lunedì mattina di gennaio, eppure non c’è traccia del solito andirivieni di chitarre nel reparto produzione di El Cajon, lo stabilimento californiano della Taylor. Dall’altra parte della strada, però, i nostri operai specializzati si sono riuniti nel parcheggio di fronte al magazzino spedizioni insieme al resto dei colleghi per un annuncio virtuale dell’azienda.

Un enorme pannello LED da dieci metri domina la scena e sullo schermo si vede un conto alla rovescia. I dipendenti portano le mascherine e sono distanti tra loro sotto il cielo azzurro della California meridionale. Altrove, i dipendenti Taylor che lavorano a distanza (compresi i nostri colleghi europei) hanno ricevuto le istruzioni per assistere alla diretta video.

La novità era stata preannunciata come un evento da festeggiare, seppur descritto in termini vaghi, perciò nell’aria si percepisce un’atmosfera di curiosità, con i dipendenti che chiacchierano tra loro o controllano le chat sui telefoni. 

Scaduto il conto alla rovescia, comincia un filmato: si vede un orgoglioso diciasettenne, Bob Taylor, che stringe la prima chitarra mai realizzata dalle sue mani, una dreadnought a 12 corde. Il filmato continua riassumendo i momenti importanti dell’azienda, mentre le voci familiari di Bob e del cofondatore Kurt Listug commentano le foto d’archivio della loro gioventù e degli inizi travagliati della ditta. 

I due ricordano la passione nel realizzare chitarre che li portò al negozio American Dream, dove unirono le forze e comprarono l’attività per 3.700$, camminando sulle proprie gambe a 19 e 21 anni. Raccontano anche i problemi che affrontarono e la determinazione che li spinse a continuare controcorrente per dieci anni prima di riuscire a svoltare ed essere finalmente in grado di avere un introito regolare. 

“Navigammo in acque difficili per tanto tempo”, racconta Kurt. “Dovemmo imparare ogni cosa. Come costruire chitarre. Come vendere chitarre. Come avviare un’attività”. 

Il video continua mostrando l’evoluzione della Taylor fino ai giorni nostri. Bob e Kurt ringraziano gli impiegati per il duro lavoro e lo spirito di collaborazione che hanno alimentato la crescita e il successo dell’azienda, andando a formare la mentalità unica della ditta. Riconoscono anche i problemi del 2020. 

“La prova del fuoco per la filosofia di un’azienda è la sua reazione alle avversità”, chiosa Kurt, mettendo in relazione la perseveranza e la capacità di affrontare problemi sua e di Bob nel primo periodo dell’azienda con la risposta alle sfide del 2020. “Ci teniamo a farvi sapere che siamo fieri del modo in cui la nostra intera organizzazione è stata all’altezza della situazione”. 

Bob ribadisce il concetto ripercorrendo i successi del 2020, come la creazione fulminea della serie American Dream, l’introduzione della nostra nuova chitarra GT e l’adattamento degli operai ai nuovi protocolli per lavorare in sicurezza nell’era del COVID. 

“Nonostante le difficoltà, Kurt ed io eravamo sicuri che la Taylor ce l’avrebbe fatta, anche diventando un’azienda più forte, perché ci siamo già riusciti in passato”, afferma. “E stavolta siamo stati aiutati dalla collaborazione di persone estremamente talentuose e motivate”. 

Poi il video cambia scena: stavolta Bob e Kurt sono inquadrati insieme e si rivolgono direttamente ai dipendenti. 

“Oggi è un giorno importante nella storia di Taylor Guitars”, annuncia Bob. “È un giorno che io e Kurt pianificavamo da moltissimo tempo”. 

Menzionano una domanda che hanno ricevuto molto spesso di recente, specialmente ora che i due hanno superato la sessantina: “Cosa succederà a Taylor Guitars quando voi non ci sarete più?”. 

“Anche se io e Kurt non prevediamo di andare in pensione a breve”, dice Bob, “si tratta di una domanda davvero importante e oggi riceverete la risposta”.

“Prima o poi ogni azienda di successo deve guardare oltre i propri fondatori”, dice Kurt. “Chi possiederà l’azienda? Chi saranno le persone migliori per guidarla verso il futuro? Chi preserverà i nostri valori e manterrà la filosofia che amiamo? Anche se io e Bob ci dedicheremo all’azienda ancora per molti anni, volevamo assicurarci che la ditta si trovasse nella posizione migliore per avere successo in futuro, così che abbia la possibilità di esistere per i prossimi cento o duecento anni”. 

“Per noi, i migliori anni sono adesso e domani”.

Bob Taylor

Kurt illustra le normali opzioni per le aziende che studiano il passaggio di proprietà e come nessuna di esse fosse idonea per lui, Bob o Andy Powers, il progettista di chitarre diventato il terzo co-proprietario nel 2019: potevano passarla a un familiare (ma Kurt non ha figli e le figlie di Bob non si sono mai interessate all’azienda); potevano vendere la ditta a un altro produttore di strumenti musicali (hanno ricevuto offerte, ma secondo loro nessun’altra azienda avrebbe capito o custodito la filosofia della Taylor); potevano venderla a una società di private equity (che avrebbe potuto compromettere la salute finanziaria o il progetto imprenditoriale dell’azienda); quotarsi in borsa (ma la Taylor è troppo piccola per farlo). 

“Nessuna di queste opzioni avrebbe preservato i valori aziendali o mantenuto l’obiettivo primario di progettare e realizzare i migliori strumenti musicali possibili, che è il segreto del nostro successo”, afferma Kurt. “E non avremmo più avuto in mano il timone dell’azienda”. 

“Rimaneva solamente una soluzione che avesse un senso”, dice Bob ai dipendenti. 

“Oggi io e Kurt siamo qui per annunciarvi che non siamo più i proprietari di Taylor Guitars”, dice. “Il 31 dicembre, mentre voi stavate festeggiando l’anno nuovo, io, Kurt e Andy stavamo firmando i documenti per passare ufficialmente la proprietà dell’azienda a voi, i nostri amati dipendenti. Avete capito bene, adesso Taylor Guitars è posseduta al 100% dai dipendenti. Congratulazioni!”. 

Terry Myers, un dipendente della vecchia guardia (assunto 32 anni fa), si trovava nel parcheggio al momento dell’annuncio. 

“Sono rimasto senza parole”, afferma. “Onestamente, quando ho sentito che l’azienda si preparava a un annuncio, ho pensato subito che fosse stata venduta e mi chiedevo chi fosse il nuovo proprietario. Però c’era un’atmosfera positiva che non mi quadrava tanto. Sappiamo bene che la vendita di un’azienda spesso porta a dei problemi per i dipendenti. Poi, quando ho sentito che i nuovi proprietari eravamo noi, non potevo crederci. Non me lo sarei mai aspettato! È stato un momento davvero speciale”. 

Anche Al Moreno, un videografo dello staff presente per documentare l’evento, è rimasto colpito dall’annuncio. 

“Mi sono sentito come un musicista che inizia a suonare con un gruppo di star”, racconta. “Sono molto orgoglioso di far parte di questa comunità di lavoratori”. 

La transizione verso l’ESOP 

Il meccanismo usato dalla Taylor per trasferire la proprietà ai dipendenti si chiama ESOP (programma di partecipazione degli impiegati alla proprietà). Regolamentato dalle leggi federali degli Stati Uniti, è un tipo di piano pensionistico che fornisce una quota di partecipazione agli impiegati qualificati di un’azienda tramite conti personali. Un fondo fiduciario detiene le quote dell’azienda per conto degli impiegati, dividendo e distribuendo poi tali quote nei singoli piani pensionistici (i dipendenti non comprano effettivamente le partecipazioni). Il valore di ogni piano pensionistico riflette l’andamento dell’azienda, perciò maggiori sono il successo e la crescita della ditta e maggiore sarà il guadagno dei dipendenti. Ogni anno l’azienda verserà un contributo nei conti dei dipendenti e, quando uno di loro lascia la ditta o va in pensione, incasserà una somma dall’ESOP in base al valore dell’azienda e alle quote del suo conto.  

Bob e Kurt riflettono sul passaggio di ragione sociale, sul futuro di Taylor e su ciò che li rende più fieri.

“Oggigiorno sempre più lavoratori vengono lasciati indietro senza avere la possibilità di risparmiare e creare ricchezza”.

Kurt Listug

“Con la proprietà dei dipendenti possiamo sostenere i nostri lavoratori in un modo ancora più significativo”, dice Kurt. “Fornisce a tutti una quota diretta nel successo dell’azienda, così da continuare a puntare sulla produzione di strumenti musicali di alta qualità per le generazioni a venire”. 

L’importanza di pianificare 

È da diversi anni che Kurt, Bob e Barbara Wight, la direttrice finanziaria della Taylor, stano studiando l’opzione dell’ESOP: l’azienda ha pianificando questa transizione per circa sette anni. “Pianificare per il futuro”, afferma Bob, “è un principio fondamentale che lui e Kurt hanno imparato ad apprezzare fin dai primi tempi della loro collaborazione”. 

“Io e Kurt avevamo vent’anni e stavamo cercando di strutturare la nostra azienda nel modo migliore possibile”, racconta. “Stavamo parlando con un avvocato quando a un certo punto ci disse: ‘Quando venderete la vostra azienda…’, al che lo interruppi subito chiedendo: ‘Che intendi dire? Non ho alcuna intenzione di vendere l’azienda’. E lui rispose: ‘Bob, un giorno la venderai, o quando muori o prima di morire quando sarai ancora al comando’. Quella frase mi colpì moltissimo e capii che era fondamentale pianificare in anticipo”. 

Barbara Wight, assunta nel 2009 in qualità di direttrice finanziaria della Taylor, ha provato sulla propria pelle l’importanza di anticipare il passaggio di proprietà di un’azienda.

“Ho avuto un’esperienza molto impegnativa in un’azienda importante, uno dei leader mondiali del suo settore, quando ho aiutato a gestire il passaggio di proprietà successivo alla morte improvvista del fondatore, senza che fosse stato pianificato in precedenza”, racconta. “C’erano due parti in gioco: la gestione dell’azienda stessa e l’entità dell’azienda, che è come un organismo. E se non hai un piano di successione per la vita di quell’organismo quando ormai non ne fai più parte, allora quell’organismo farà molta fatica a sopravvivere”. 

“La Zildjian fu fondata nel XVII secolo, la Martin nel 1833, non è raro che le aziende del settore musicale siano molto longeve”.

Barbara Wight

Quando Barbara fece il colloquio per la sua posizione alla Taylor, questo fu un importante punto di discussione con Bob e Kurt.  

“Non volevo rivivere un’altra volta quel periodo”, afferma. “Volevo assicurarmi che Bob e Kurt capissero che dovevano pensarla allo stesso modo e, ovviamente, era già così, perché sono persone che ragionano sul lungo periodo. Allora abbiamo cominciato a discuterne fin da quando mi hanno assunta”. 

Andy Powers e una carriera al servizio della Taylor 

Quando si tratta di pianificare il futuro della produzione di chitarre, uno degli esempi più concreti è stata l’assunzione di Andy Powers da parte di Bob, arrivato quasi dieci anni prima del passaggio di proprietà. Chiunque abbia seguito la prolifica serie di innovazioni apportate dalla Taylor nel corso dell’ultimo decennio, può rendersi conto dell’enorme influenza di Andy nella progettazione di chitarre di nuova generazione. Non è un segreto che Andy è stato assunto per succedere a Bob Taylor, ma potreste non sapere che Bob stava cercando appositamente qualcuno ancora relativamente giovane che fosse pronto a dedicare la propria carriera alla Taylor. Quando Bob stilò l’elenco di competenze che il suo successore doveva possedere, questo doveva avere meno di trent’anni ma almeno venti anni di esperienza nella realizzazione di chitarre: un requisito apparentemente impossibile da soddisfare ma, sorprendentemente, non per Andy (costruì la sua prima chitarra quando aveva nove anni). 

Andy ha confermato il suo impegno nella Taylor in mano ai dipendenti dopo l’annuncio di Bob e Kurt sul passaggio di proprietà. 

“Intendo passare tutta la mia carriera qui a occuparmi delle chitarre che tanto amiamo”, afferma. “Bob dice sempre che lui e Kurt hanno lavorato a lungo per costruire fondamenta solide e un tetto che non faccia acqua, e ora passeremo i prossimi anni a realizzare l’arredamento”. 

Bob considera l’assunzione e la collaborazione con Andy uno dei suoi maggiori successi e un esempio della lungimiranza dell’azienda. 

“Andy è più bravo di me a progettare chitarre, penso che sia uno dei migliori al mondo, il che è fantastico perché ci permette di guardare a un futuro migliore invece di tentare di ricreare il passato”, afferma. “Per noi, i migliori anni sono adesso e domani”. 

L’importanza degli impiegati e della filosofia aziendale 

La Taylor sarebbe potuta rimanere un’azienda rispettabile nel mercato delle chitarre di fascia alta, ma sempre restando in piccolo. Bob e Kurt, però, hanno sempre avuto ambizioni più alte.

“Mi ricordo ancora quando comprammo l’American Dream”, racconta Kurt. “Dicevamo che un giorno saremmo diventati grandi come la Martin. Era un’immagine divertente per due ragazzi, ma puntavamo entrambi a quest’obiettivo”. 

Con il passare del tempo, man mano che nuova gente si aggiungeva alle loro fila, Bob e Kurt hanno capito che per continuare a far crescere l’azienda senza rinunciare ai propri ideali dovevano realizzare una forte cultura condivisa con altre persone con la stessa mentalità. 

“Ancor più di realizzare strumenti, io, Kurt e Andy amiamo creare lavoro e opportunità per le persone”.

Bob Taylor

“Cercavamo gente appassionata per il proprio lavoro come lo siamo io e Bob”, sostiene Kurt. “Volevamo creare un’ambiente di lavoro dove regnasse innovazione, collaborazione e rispetto, capace di raccogliere sfide e risolvere problemi. Un luogo in cui le persone potessero sfruttare il loro talento ed essere orgogliose del proprio lavoro”. 

Quando era ancora alle prime armi, Bob si ricorda il momento in cui ha capito che non voleva solo padroneggiare il suo mestiere, ma voleva renderlo una vocazione interessante per gli altri. 

“Quando ripenso ai quei primi tempi difficili, in cui amavo ciò che facevo ma non avevo un soldo in tasca, mi prefissai un altro obiettivo: far sì che il mio lavoro fosse un impiego di cui essere orgogliosi”, dice. “Un lavoro che ti permetta di raccontare ai tuoi amici ben avviati che anche tu hai una carriera: la realizzazione di chitarre”. 

Decenni dopo, nonostante i riconoscimenti per i suoi successi nella progettazione e nella produzione di chitarre moderne, Bob è particolarmente orgoglioso della strada percorsa dalla Taylor, che oggi conta più di 1.200 dipendenti. 

“Ancor più di realizzare strumenti, io, Kurt e Andy amiamo creare lavoro e opportunità per le persone”. 

I nuovi azionisti-dipendenti di Taylor condividono i loro pensieri sulla cultura dell’azienda.

Pensare a lungo termine

Se da un lato Kurt capisce che la proprietà dei dipendenti era la strada migliore da intraprendere da un punto di vista imprenditoriale, tiene anche a far sì che i nuovi proprietari della Taylor siano in grado di creare un futuro migliore per sé stessi e per le loro famiglie, specialmente in un periodo in cui la disuguaglianza economica è in aumento. 

“Oggigiorno sempre più lavoratori vengono lasciati indietro senza avere la possibilità di risparmiare e creare ricchezza”, afferma. “La maggior parte della gente non è in grado di produrre alcun surplus economico nella loro vita a meno che non abbattano moltissimo le spese e che abbiano un salario sufficiente per risparmiare. Non hanno gli strumenti per controllare il capitale né di essere pagati in capitale. Questo accordo di proprietà rappresenta un’opportunità per i dipendenti di poter accumulare capitali con la crescita dell’azienda. Così facendo metteranno da parte risorse nei loro piani pensionistici che altrimenti non avrebbero potuto ottenere”.  

Includere tutti gli impiegati

Uno degli intenti di Bob, Kurt ed Andy, mentre studiavano il passaggio alla proprietà dei dipendenti, era trovare un modo per permettere a tutti gli impiegati Taylor di partecipare alla nuova struttura, compresi quelli in Messico, Sudamerica, Regno Unito e Unione europea. Dopotutto la nostra sede europea ad Amsterdam, che costituisce il nostro centro operativo per la distribuzione, la vendita e la riparazione di chitarre, è stato fondamentale per la nostra crescita internazionale nell’arco dell’ultimo decennio. 

In modo simile, il nostro secondo stabilimento a Tecate, in Messico (a circa un’ora di macchina dalla nostra sede centrale negli Stati Uniti, a El Cajon), dove realizziamo le serie Baby Taylor, GS Mini, Academy, 100 e 200, oltre che le nostre custodie, ha giocato un ruolo chiave nello sviluppo dell’azienda. 

“Uno dei nostri maggiori successi è stata la crescita delle nostre operazioni a Tecate”, hanno detto Bob e Kurt in un messaggio rivolto agli impiegati messicani della Taylor dopo l’annuncio dell’ESOP. “Siamo convinti che sia uno dei migliori stabilimenti di chitarre al mondo e dovreste essere fieri di aver reso la Taylor uno dei leader del settore. Se le nostre chitarre sono così popolari è anche merito vostro”. 

Dal momento che le norme ESOP sono regolamentate da leggi federali degli Stati Uniti, trovare il giusto meccanismo per includere dipendenti in diversi paesi ha complicato ulteriormente il processo, per via delle diverse leggi vigenti altrove. La nostra direttrice finanziaria, Barbara Wight, si è rimboccata le maniche lavorando insieme a consulenti esterni, specializzati per assistere questo tipo di transizioni. È per questo che sono stati necessari molti anni per portarla a termine. 

“Abbiamo dovuto considerare ogni singolo investitore finché non siamo stati certi di aver riconosciuto e rispettato ogni parte in causa, altrimenti l’intera struttura non sarebbe stata corretta”, racconta Barbara. “Ciò includeva Bob, Kurt, Andy e i nostri dipendenti in tutto il mondo. Doveva essere anche una buona soluzione per i nostri rivenditori, i clienti, le comunità locali, gli imprenditori e i finanziatori che ci stanno aiutando a comprare l’azienda”. 

Negli anni precedenti alla transizione, l’obiettivo era sempre stato il 31 dicembre 2020. Ma nessuno aveva previsto una pandemia. 

“Quando la pandemia ci ha colpiti e abbiamo dovuto chiudere gli stabilimenti, il piano è stato messo in pausa”, dice Barbara. “Siamo dovuti passare in modalità di sopravvivenza e assicurarci di esserci occupati di tutti quanti. Con il passare dei mesi abbiamo visto che il mondo intero si stava interessando alla musica, quindi ci siamo fatti coraggio e abbiamo deciso di procedere. Lo scorso settembre ci siamo detti “diamoci dentro”. E così abbiamo [condensato] il progetto di un anno in soli tre mesi. Ci tenevamo a iniziare il 2021 dando una buona notizia ai nostri impiegati, ai nostri rivenditori e ai nostri clienti”. 

I dipendenti dello stabilimento messicano a Tecate parteciperanno al piano ESOP statunitense della Taylor. Questo tipo di accordo è il primo del suo genere, diventando a tutti gli effetti un modello che forse sarà seguito da altre aziende.

“L’ESOP (programma di partecipazione degli impiegati alla proprietà) è un’opzione stimolante perché garantisce l’obiettivo di continuare a produrre ottimi strumenti musicali negli anni a venire”.

Andy Powers

I dipendenti nel Regno Unito e nell’UE parteciperanno a un piano simile, il GESOP (un piano globale di proprietà di azioni dei dipendenti), disponibile nel quadro delle normative UE. 

Nate Shivers, il direttore delle vendite in Europa, Africa e Medio Oriente, che vive e lavora ad Amsterdam, fa notare che i programmi ESOP non sono diffusi nel vecchio continente. 

“Sono rimasti molto sorpresi dal fatto che la Taylor si sia impegnata a garantire gli stessi principi di base ai nostri impiegati europei”, afferma. “Sta davvero a indicare l’impegno della Taylor nei confronti di quel team”. 

Secondo Nate sono stati in molti a tirare un sospiro di sollievo, perché alcuni dipendenti facevano fatica a immaginarsi una Taylor senza Bob e Kurt al comando. 

“C’era la possibilità reale di svegliarsi un giorno e venire a sapere di essere stati acquisiti dalla concorrenza o da una banca”, sostiene. “Il percorso intrapreso da Bob, Kurt e Andy ha avuto un grande effetto su questo gruppo”. 

L’altro lato della sostenibilità 

Negli ultimi anni abbiamo riportato diverse storie sull’impegno ambientalista della Taylor. Nella maggior parte dei casi, le nostre iniziative si sono concentrate sulla gestione responsabile delle risorse naturali sulle quali facciamo affidamento, investendo nel futuro con progetti di riforestazione dell’ebano e del koa, riutilizzando e ripiantando alberi in contesti urbani e altri modi di ridurre gli scarti. Per come la vedono Bob, Kurt e Andy, si può applicare la stessa teoria nel caso del passaggio di proprietà ai dipendenti. Queste due idee si incastrano bene tra loro. Spesso Bob usa l’esempio degli alberi di mogano piantati un secolo fa nelle isole Fiji dai missionari britannici, che hanno prodotto il legno usato dalla Taylor per realizzare chitarre. 

“È pazzesco pensare che tra un secolo gli artigiani della Taylor potrebbero realizzare chitarre usando l’ebano, il koa e le altre specie d’alberi che stiamo piantando in questo momento”, afferma Bob.

E come fa notare Barbara Wight, poiché la creazione di musica è un’essenziale e costante forma d’espressione umana, le aziende che producono strumenti musicali possono durare per diverse generazioni.

“La Zildjian fu fondata nel XVII secolo, la Martin nel 1833, non è raro che le aziende del settore musicale siano molto longeve”, sostiene. “Queste ditte ci sono riuscite tramandando il mestiere ai propri figli. Nel nostro caso, dureremo ancora molti anni grazie ai nostri dipendenti. Ed è straordinario”.

Barbara Wight, direttrice finanziaria di Taylor, spiega perché la nuova ragione sociale segni un passaggio significativo tanto per i dipendenti quanto per la continua crescita dell’azienda.

Perché la proprietà dei dipendenti è un bene per i musicisti

Se siete già degli appassionati delle nostre chitarre e dei nostri valori, o di chitarre in generale, i piani futuri della Taylor non possono che mettervi di buon umore. Ma è anche una buona notizia per i clienti di oggi e di domani. 

Il direttore delle vendite della Taylor, Dave Pelletier, lavora da decenni nell’industria della musica, sia in ambito vendite che produttivo, e si rende conto che il nuovo accordo di proprietà fa felici tutti, dipendenti e consumatori. 

“Si può capire molto bene la natura di un’azienda dal modo in cui tratta i dipendenti e i clienti”, afferma. “La proprietà dei lavoratori è la massima espressione di una ditta che vuole lasciar parlare i fatti. Questa è una cosa che viene notata anche dai clienti, attirandoli verso il nostro marchio. Lo stiamo già vedendo. Fornisce loro anche una garanzia di continuità della nostra filosofia e di come continuerà la buona gestione dell’attività. Questo si traduce in una fiducia nella qualità dei nostri prodotti. E a livello personale, per noi che lavoriamo alla Taylor, ci fa riflettere maggiormente su cosa facciamo, chiedendoci in che modo le nostre azioni possono andare a beneficio di tutti, e quindi anche dei nostri clienti”. 

Dave Pelletier e Steve Theriault spiegano come l’azionariato dei dipendenti andrà a beneficio dei clienti, dei fornitori e di tutti i partner della filiera.

La proprietà dei dipendenti porta a clienti soddisfatti

Le analisi delle aziende di proprietà dei dipendenti indicano un ottimo andamento in termini di produttività, successo commerciale e soddisfazione degli impiegati e dei clienti. Secondo il National Center for Employee Ownership (NCEO), un’organizzazione di ricerca senza fini di lucro, le aziende con strutture ESOP e altri tipi di proprietà allargata ai dipendenti costituiscono più della metà delle ditte presenti nella lista delle “migliori 100 aziende in cui lavorare negli Stati Uniti”, stilata dalla rivista Fortune Magazine. 

Alex Moss, fondatore e presidente del Praxis Consulting Group ed ex membro del consiglio d’amministrazione del NCEO, è stato uno dei pilastri del team di consulenti ESOP della Taylor. Gli abbiamo chiesto il suo parere sulla transizione di proprietà della nostra azienda, specialmente per quanto riguarda i clienti. 

Vista la tua esperienza nell’aiutare le aziende a passare la proprietà ai dipendenti, cosa ti ha colpito nel caso della Taylor? 

La cosa che ho notato di più è stata la solidità dei valori dell’azienda, dalla passione nel lavoro a tutte le piccole decisioni nell’organizzazione dell’ESOP in modo che rifletta l’idea originale di Bob e Kurt. Così si mette l’azienda sui binari giusti, e cito le loro parole, “per portare la gioia della musica” alle comunità di cui sono al servizio. La partecipazione finanziaria dei dipendenti è già un grosso passo di per sé: si tratta di un processo complesso e impegnativo. In questo caso è stato davvero notevole, perché la Taylor si è data da fare per garantire la continuità dei suoi obiettivi. 

Perché la proprietà dei dipendenti è una buona notizia per i clienti dell’azienda? 

Ai clienti interessa soprattutto soddisfare le proprie esigenze. Però sono anche legati alle loro comunità o, nel caso degli artisti, vogliono creare la loro musica preferita per poterla condividere. La proprietà dei dipendenti della Taylor ha risvolti favorevoli per tutti questi tipi di consumatori. Adesso i lavoratori della Taylor che si occupano da sempre di progettare e realizzare chitarre sono ancora più legati all’azienda e ottengono un maggiore riconoscimento per gli straordinari strumenti e servizi che offrono. È un miglioramento diretto dei desideri del cliente e un motivo in più per incentivare la produttività dei dipendenti-proprietari della Taylor. Al contempo, i consumatori vedono che la Taylor si impegna sempre più per il benessere dei suoi lavoratori, e sono in molti ad ammirare le aziende che operano in questo modo perché rispecchia il loro modo di pensare al lavoro: li rende orgogliosi di essere in affari con aziende come la Taylor. Possiamo lasciarci distrarre dai meccanismi della partecipazione al capitale sociale, ma in fin dei conti si tratta di migliorare i rapporti tra le persone. 

Esiste una correlazione tra realizzazione dei dipendenti e soddisfazione dei clienti? 

La partecipazione dei dipendenti funziona bene nelle aziende in cui il modo di lavorare è direttamente correlato alla qualità del prodotto finale. Il lavoro giornaliero degli operai Taylor non è facile, altrimenti lo farebbero tutti. Perciò, quando la Taylor aiuta i dipendenti a capire il legame con il proprio lavoro, li incoraggia anche a portare a termine prodotti di qualità che faranno felici i clienti. Ovviamente non è che basti un ESOP per conseguire questo risultato: il merito va a Bob, Kurt, Andy e a chiunque li abbia aiutati a costruire l’azienda. La proprietà dei dipendenti aiuta a proteggere questo ambiente, a metterlo in luce e rinforzarlo, dando a noi la possibilità di vedere come il successo collettivo sia direttamente interconnesso. È un ragionamento semplice: se i dipendenti-proprietari sono felici del proprio lavoro, allora lavorano meglio, il che comporta prodotti migliori per i clienti. 

Preservare la nostra passione per le chitarre 

Dal suo punto di vista, Andy Powers è molto soddisfatto dalla sicurezza offerta dalla partecipazione societaria dei dipendenti: in questo modo si garantisce che l’organizzazione continuerà a essere al servizio dei musicisti per i prossimi decenni. Per una persona immersa da sempre nel mondo della progettazione di strumenti musicali, che ha studiato l’evoluzione di altre aziende multigenerazionali e che ha assistito a cambi di proprietà, Andy riconosce le opportunità e i valori unici che la Taylor offre ai musicisti compiendo questo passo in avanti. 

“Quando i fondatori di un’azienda cedono la proprietà della loro creatura, c’è sempre il rischio che si verifichi una deviazione dei suoi obiettivi primari, concentrandosi sui profitti a discapito del prodotto offerto ai clienti, spesso per coprire i debiti”, afferma. “I clienti notano che l’azienda non è più al loro servizio, ma li vede solo come consumatori da spremere. Quando avviene una cosa del genere, il cambio di mentalità intacca la filosofia sulla quale si fondava l’azienda”. 

“L’ESOP è un’opzione stimolante perché garantisce l’obiettivo di continuare a produrre ottimi strumenti musicali negli anni a venire”, aggiunge. “La Taylor rinnova il suo impegno nei confronti dei musicisti, fornendo al contempo risorse a dipendenti, fornitori e foreste. Non si favorisce un gruppo a discapito di un altro. Io la considero l’opzione migliore per un’azienda di chitarre che intende continuare a realizzare strumenti eccezionali”. 

Andy Powers spiega come l’azionariato dei dipendenti aiuterà a preservare la cultura di creatività di Taylor.

I fornitori, i rivenditori e gli altri partner strategici della Taylor hanno reagito positivamente alla notizia. La nostra leadership si è voluta assicurare di mantenere inalterati operatività, vertici aziendali e gamma di prodotti durante il passaggio di proprietà, lasciando che Bob e Kurt continuassero a gestire l’azienda. Non si trattava solo di mandare un messaggio di continuità, ma anche di evitare speculazioni sul futuro della Taylor così da rassicurare gli animi delle persone interessate da questa trasformazione.

In questo modo hanno anche fornito un esempio di successo per altre aziende con filosofie creative che in futuro potrebbero ripercorrere gli stessi passi.

“Voi siete un esempio brillante su come muoversi bene nella nostra industria”, ha scritto Meng Ru Kuok, cofondatore e AD di BandLab Technologies e AD di Swee Lee Music, il nostro channel partner di Singapore, Malesia e Indonesia, in un messaggio di congratulazioni diretto a Kurt Listug. “Siamo molto orgogliosi di collaborare con voi, spero che un giorno io possa seguire la stessa vostra strada”.

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two Taylor GT acoustic guitars - one natural finish and one sunburst finish

Affari di famiglia

Scorri verso il basso

Dopo aver svelato lo scorso ottobre la nostra bella chitarra GT divertente da suonare, abbiamo realizzato dei modelli in ottimo palissandro e koa.

Per quelli di noi alla Taylor che accompagnano i nuovi design inventivi di chitarre nel mondo, una delle gioie del nostro lavoro è soddisfare i bisogni dei musicisti, fornendo loro strumenti musicali che ispirano e mai visti prima: di solito una chitarra con una qualche nuova combinazione di rifiniture migliorate che facilitano l’esecuzione o una palette sonora rinnovata da esplorare. Di solito entrambe.

È quello che è successo a ottobre, quando abbiamo svelato la nostra Grand Theater, meglio conosciuta come GT. Come riportato nel dettaglio nella storia della copertina del precedente numero, il maestro liutaio Andy Powers ha osservato un interesse crescente tra i chitarristi per le proporzioni compatte e la sensazione di agilità di una chitarra più piccola, senza lesinare sul suono. Volevano uno strumento da palco e da studio in grado di produrre un suono ricco e da corpo di dimensioni normali.

In realtà qualche anno fa Andy stava già girando intorno all’idea del design prima che Taylor si impegnasse a sviluppare ciò che lo scorso inverno è diventato la GT. Dall’inizio sapeva che una delle scelte fondamentali di design per questa chitarra, quella che avrebbe aiutato a definire sia la sensazione che il suono, sarebbe la lunghezza della scala delle corde (misurata dal capotasto all’ossicino). Mirava a qualcosa di più corto della lunghezza delle corde della maggior parte delle chitarre acustiche (“La maggior parte è di circa 650-660 millimetri” nota), ma sempre maggiore della lunghezza delle corde tipica di una chitarra considerata da viaggio, fino a circa 600 millimetri (la lunghezza della scala della nostra GS Mini). Per la maggior parte delle persone, quella zona intermedia potrebbe sembrare trascurabile, ma per Andy, è stato fondamentale creare una nuova categoria di chitarra con un’invitante sensazione e un suono nuovi. Alla fine, Andy è arrivato a una lunghezza della scala di 612 millimetri, l’equivalente di mettere il capotasto a una chitarra con una lunghezza della scala di 647 millimetri al primo tasto.

Per le proporzioni del corpo ha immaginato qualcosa di più grande della popolare GS Mini, ma leggermente più piccola della Gran Concert. Ha preso in prestito le curve armoniose dello stile del corpo più grande, la Grand Orchetsra, ma lo ha ridotto e lo ha reso meno profondo.

“È [Classe C] un meccanismo differente per esagerare la risposta esagerata delle basse di una chitarra piccola mentre continua ad aumentare il design della Classe V, come volume e intonazioni migliorati”

Integrati insieme, le caratteristiche uniche del design della GT la collocano in una categoria propria, grazie a un miscuglio affascinante di comfort nel suonare e di suono. La lunghezza della scala, insieme a uno spessore sottile delle corde (.012-.053), produce una tensione leggera e flessuosa (la stessa di una chitarra con una lunghezza della scala di 647 millimetri accordata mezzo tono sotto). La lunghezza di scala più corta significa anche una spaziatura dei tasti leggermente condensata, rendendo gli accordi più complicati più facili da suonare.

“È una delle chitarre più facili da suonare su abbia mai messo le mani” ha scritto il guru della rivista Guitar Palyer Art Thompson nella sua recensione della GTe Urban Ash per la pubblicazione dell’edizione di dicembre, poco prima di darle l’Editors’ Pick Award. “È leggera come una piuma, ma anche così dinamica ed espressiva.”

Tra gli altri tocchi di sfumature che contribuiscono alla sensazione di comodità della GT ci sono un’ampiezza del capotasto di 436 millimetri, un compromesso tra le ampiezze di 444 e 428 millimetri sulle altre Taylor a 6 corde, più un nuovo profilo del manico che soddisfa la lunghezza della scala unica.

“Questo profilo presenta degli elementi della classica forma del manico Taylor e offre un sottile cenno al design a intaglio composto che abbiamo sviluppato per la Grand Pacific”, dice Andy. “In termini di proporzioni, in mano risulta più profondo e pieno rispetto a quanto si potrebbe supporre per una chitarra così agile, ma la sottile transizione del profilo mentre ci si sposta dal capotasto al tacco dà una bella sensazione equilibrata, che facilita l’esecuzione.”

Le persone ci chiedono in continuazione informazioni al riguardo – dai principianti ai musicisti esperti ansiosi di ridurre lo stress delle mani e portare avanti la loro passione – mentre sono alla ricerca di modelli per un’esecuzione ottimale. Grazie alle sue molte caratteristiche che alleviano le mani, senza dubbio la GT è una bella opzione da scoprire.

L’origine del divertimento serio

Quando abbiamo lanciato la GT a ottobre – il nostro modello più andato a ruba di sempre – con il nostro motto “divertimento serio” abbiamo inviato un messaggio di fusione tra la maneggevolezza e le alte prestazioni che riteniamo incarnare la GT. Storicamente parlando, senza dubbio la nostra GS Mini è diventata la chitarra di maggior successo che abbiamo mai offerto, in parte perché siamo stati in grado di fondere la dimensione perfetta per il divano con un suono sorprendentemente robusto. Eppure sapevamo che c’era spazio – e desiderio tra i musicisti – per un altro livello di raffinatezza musicale da una chitarra compatta.

Il modello di debutto, la GT Urban Ash, è caratterizzato da fondo e fasce in Urban Ash e da un top in abete rosso massiccio, ed è dotato di elettronica ES2 opzionale. La scelta di questa specie di frassino (anche conosciuto come Shamel o sempreverde) è stata paranco doppio: adoriamo le sue caratteristiche sonore simili al mogano e abbiamo pensato a questa chitarra come un’altra emozionante dimostrazione del nostro impegno nelle iniziative per il legno urbano, utilizzando del legno procurato in modo responsabile da alberi a fine vita destinati a essere rimossi dalle aree comunali.

Inoltre, volevamo realizzare il nostro primo modello GT ampiamente accessibile ai musicisti, così presenta caratteristiche semplici ed è nella stessa fascia di prezzo delle chitarre della serie American Dream; è tra le chitarre più economiche interamente in legno massiccio e realizzate in USA della linea Taylor.

Finora, questa chitarra è stata imbracciata da artisti e recensori che hanno avuto la possibilità di metterci le mani sopra.

Occhi puntati su: FINNEAS

Leggete la nostra intervista a FINNEAS, cantautore e produttore pluripremiato, uno dei primi a suonare la nuova GT K21e.

Come parte della serie di video “First Look”, l’editor di Premier Guitar John Bohlinger ha condiviso le sue prime impressioni sulla GT e gli è piaciuto molto il suo “incantesimo blues”. Si è anche soffermato sulla dualità di “divertimento serio” dello strumento.

“È una chitarra con cui si può stare in un bosco per qualche giorno e poi andare a suonare a un concerto in un’arena il giorno dopo”, ha detto dopo un giro di prova.

Per reazioni precedenti alla GT Urban Ash, si veda la “Recensioni”.

Nuovi modelli GT

Fin dalla sua prima fase di sviluppo, la GT ha offerto un grande potenziale come un’altra struttura versatile per Andy per altri suoni interessanti (e trattamenti estetici) all’interno della linea Taylor. Anzi, l’abbiamo adottata ufficialmente come membro della nostra famiglia di forme del corpo, denominata con il numero 1 all’interno del nostro schema di denominazione dei modelli.

Per dare il via al 2021, siamo entusiasti di espandere l’impronta della GT con due nuovi modelli: la GT 811e in palissandro e abete rosso, che porta un altro suono ricco alla nostra serie 800, e la K21e interamente in koa, che aggiunge una nuova allettante personalità musicale alla nostra serie Koa.

Nicholas Veinoglou mette in mostra la struttura confortevole e la sonorità sontuosa delle nuove Taylor GT 811e e GT K21e.

Ecco la GT 811e…

Andy era ansioso di realizzare una chitarra GT con il classico abbinamento palissandro e abete rosso Sitka.

In questo contesto confronta il lavoro con il legno con il modo in cui diversi chef o regioni usano gli ingredienti di base in un modo nuovo per mettere la propria impronta culinaria in un piatto familiare.

“Con la GT 811, sentirete il suono familiare della chitarra flattop in abete rosso e palissandro, ma grazie alla forma e alla struttura nuove della GT, le esperienze di ascolto e di suonabilità offrono una dimensione decisamente nuova”, dice Andy. “Questa iterazione mantiene la sensazione di aderenza, delle corde e al tocco, i contorni snelli del corpo e il suono sorprendentemente ampio della GT che amiamo, ma è stata plasmata in un suono più denso e armonicamente saturo. Il top risponde rapidamente anche alle articolazioni più delicate ed è sostenuto dal suono profondo e di sostegno per cui è noto il palissandro.”

Esteticamente, la chitarra condivide molte caratteristiche standard della serie 800, tra cui il binding in acero, una rosetta in abalone, il nostro intarsio motivo Element in madreperla, un battipenna in palissandro e una finitura lucida per il corpo di 4,5 ml. Le distinzioni includono l’incatenatura Classe C, un corpo senza poggiabraccio (grazie alla forma comodamente piccola della GT), e le meccaniche Taylor Mini in nichel fumé (i Mini sono più appropriati per le proporzioni ridotte di questo strumento e il loro peso minore mantiene la chitarra equilibrata a livello fisico). La GT 811e è dotata anche di elettronica ES2 e della nostra fantastica AeroCase, amata dai musicisti per la sua miscela di caratteristiche leggere, ma super robuste.

… E la GT K21e

Il modello interamente in koa della GT è caratterizzato da un’armonia unica di bellezza estetica, comfort nel suonare ed espressione.

“Da un punto di vista sonoro, questa chitarra è la perfetta dimostrazione delle medie bilanciate ed è per questo che è nota la dolcezza del koa”, dice Andy. “Ha un suono focalizzato e vibrante, con un attacco morbido e rotondo. La risposta equilibrata è molto utile per i musicisti che vogliono usarla come strumento di ritmo, una chitarra fingerstyle o per uno stile orientato all’elettrica.”

I modelli vantano top, fondo e fasce in koa massiccio figurato, con shaded edgesbust lungo tutto il corpo e il manico. Altre caratteristiche della serie koa includono binding e filetto decorativo in acero, un elegante intarsio Spring Vine in acero, una finitura lucida per il corpo di 4,5 ml e meccaniche Gotoh Mini 510 in oro antico. È dotata di pick-up ES2 e custodia AeroCase Taylor.

Una differenza sonora interessante tra i nuovi modelli GT e la GT Urban Ash originale, oltre alle sfumature sonore degli stessi legni, è l’effetto dei trattamenti di finitura diversi, come spiega Andy.

“Le chitarre GT Ash Urban hanno una finitura opaca ultra sottile e a base di acqua, che ha un fattore di smorzamento molto basso e permette un profilo di armonici diretto e organico”, dice. “Le chitarre delle serie 800 e koa hanno la finitura lucida Taylor più tradizionale, che filtra con abilità le caratteristiche di ogni pezzo di legno, perfezionando la risposta.”

Qualsiasi modello GT faccia per voi, una cosa è certa: una bella esperienza musicale è di famiglia.

Per maggiori dettagli su tutti i modelli GT Taylor, inclusi specifiche complete, foto, video, demo e altro, visitate taylorguitars.com e l’edizione digitale di questo numero. Per la disponibilità dei modelli, contattate il vostro rivenditore Taylor preferito.

Recensioni

Ecco alcune sintesi delle recensioni recenti della GTe Urban Ash.

Guitar.com

“… la suonabilità rilassata incoraggia i non virtuosi acustici a essere un po’ più ambiziosi. Per esempio, è più facile fare bending sulla corda del sol rispetto a su un’acustica con una lunghezza della scala più convenzionale. Perciò, è possibile approcciare gli assoli come su una chitarra elettrica con semplice accordatura in sol.”

“Le singole note dei registri più alti risuonano nell’aria più a lungo, gli armonici sono pieni e, anche con le accordature aperte, l’intonazione è superba…”

“Più tempo si passa con questo strumento e più il suo fascino si rivela. Le dimensioni compatte e la sensazione di intimità della GT sono perfette per i cantautori; questo strumento è adatto sia in un salotto che in uno studio.”

Chris Vinnicombe

Vintage Guitar

“Strimpellate un accordo e ascoltate il suono chiaro come una campana. Anche se non ha l’esplosione di una dreadnought, questa Taylor produce un suono ricco di sfumature sorprendenti per essere di dimensioni ridotte. Anche gli acuti sono dolci; non il suono tenue e debole di alcune acustiche, ma genuino…”

“Consideratela come l’acustica piccola dei professionisti… La GTe è pronta per i concerti dal vivo e per comporre canzoni… Questa Taylor non è un’altra chitarra da negozio, ma è davvero di ottimo livello.”

Pete Prown

Guitar Player

“La GT è molto reattiva al tocco di un chitarrista, guidandolo con facilità nei passaggi più morbidi e forti mantenendo sempre un suono dolce e focalizzato.”

“Ha una grande presenza che nasconde le sue dimensioni ridotte… È perfetta per i viaggi, ma anche per lo studio e/o per suonare dal vivo, grazie al suono ricco e da corpo di dimensioni normali.”

Art Thompson

American Songwriter

“La GT è perfetta per le volate e il fingerstyle: non è male quando si tratta di produrre un ritmo con il plettro… la GT ha il suono fondamentale da corpo di dimensioni normali con delle medie vivaci. Un tocco leggero produrrà una risposta più forte di quanto ci si possa aspettare.”

“In un certo senso, la scala ridotta e lo spazio minore tra le corde di questa chitarra gettano una nuova luce sulla tastiera. Mi sono divertito un sacco a suonare diversi accordi non comodi da eseguire su uno strumento con una scala standard!”

Christian Seaman

Un divertimento che fa sul serio

Scorri verso il basso

Arriva una chitarra del tutto nuova in termini di dimensioni, suono e sensazioni. La nuova Taylor GT combina un sound professionale a una forma versatile e divertente.

“La Taylor realizzerà mai una chitarra parlor?”

Questa è una domanda che viene posta spesso all’assistenza clienti Taylor. Ma Glen Wolff, il nostro manager dell’assistenza clienti, sostiene che non sempre le persone sanno definire esattamente cosa vogliono, perciò fanno riferimento a chitarre simili, come le chitarre parlor o, talvolta, le GS Mini in legno massello.

“Non è che i clienti vogliono a tutti i costi una chitarra parlor tradizionale”, afferma Wolff. “A loro piace la comodità delle chitarre compatte, anche se non vogliono scendere a compromessi in termini di resa sonora. Quindi presuppongono che una chitarra dal corpo ridotto, come le parlor o le GS Mini in legno massello, riesca a combinare le due cose”.

Ma c’è un inghippo: una GS Mini in legno massello non offre una differenza sonora sostanziale. Fidatevi, il mastro liutaio Andy Powers ne ha realizzate diverse per verificare questa teoria. Lui sapeva già che non era possibile, ma ci ha provato lo stesso, utilizzando colla proteica e altri materiali all’avanguardia per ampliare al massimo la risposta tonale. Alla fine, però, il risultato è stato talmente trascurabile da non poter giustificare la produzione di un modello con tali caratteristiche.

“Le dimensioni della Mini hanno dei limiti strutturali oltre i quali non ci si può spingere”, afferma Andy. “È un’ottima chitarra per le sue dimensioni, ma non si può amplificare molto il suono senza allungare le corde”.

Qualche anno fa, Bob Taylor giunse alla stessa conclusione quando cercò di sovralimentare la Baby Taylor, la nostra prima chitarra da viaggio, per darle una voce più possente.

“Di solito scopriamo che se restiamo entro i limiti di un determinato design, a prescindere da quante modifiche apportiamo, non è possibile ottenere cambiamenti notevoli”, raccontava Bob in un articolo di Wood&Steel del 2010, in cui illustrava le modifiche iniziali al modello Baby che portarono alla nascita della GS Mini. Bob capì che aveva bisogno di una tastiera più lunga e di un corpo più grande, e il resto è storia: la GS Mini diventò uno dei modelli Taylor più venduti.

Ma Bob conosce bene anche i limiti sonori della Mini riconducibili alle sue dimensioni.

“Se dovessi descrivere il sound della Mini, lo definirei divertente e diretto”, spiega Andy. “Ma se suonaste un GS Mini per tanto tempo e poi passaste a una Academy 10, che è una chitarra più grande, restereste a bocca aperta”.

Dimensioni da viaggio e standard

Se pensate alle diverse dimensioni delle chitarre acustiche con corde in acciaio, di solito vengono suddivise in due categorie: dimensioni standard e dimensioni da viaggio (quest’ultima è chiamata così perché facilmente trasportabile). Una delle caratteristiche principali è rappresentata dalla lunghezza delle corde, o lunghezza della scala, che si riferisce alla lunghezza massima della corda, dal capotasto alla sella, quando vibra senza essere premuta.

In generale, le chitarre da viaggio hanno una minore lunghezza della scala, che può raggiungere i 23-1/2 pollici, pari alla lunghezza della scala della GS Mini. Di solito le chitarre a dimensioni standard, o a scala completa, hanno una lunghezza compresa tra i 24-3/4 e i 25-1/2 pollici. Le normali chitarre Taylor a dimensioni standard hanno due lunghezze della scala: 24-7/8 pollici nei nostri modelli Grand Concert e nelle Grand Symphony riprogettate, e 25-1/2 pollici per i nostri altri modelli, che generalmente sono piuttosto lunghi rispetto alle normali lunghezze della scala.

Se avete prestato attenzione alle chitarre introdotte da Andy, a partire dal suo arrivo alla Taylor una decina d’anni fa, avrete notato che ha esplorato molto i nostri modelli Grand Concert a 12 tasti (lo stile del corpo della Grand Concert è il più piccolo tra le nostre chitarre a dimensioni standard). Dopo essere stati aggiornati, questi modelli riescono a combinare una minore grandezza del corpo, con un manico ridotto a 12 tasti, a una lunghezza della scala di 24-7/8 pollici, andando a creare una chitarra comoda da suonare quando si è seduti e che facilita il movimento delle dita.

Fin dal loro debutto, le nostre chitarre a 12 tasti godono di una vasta popolarità tra i musicisti, in particolare tra chi vuole ridurre l’affaticamento della mano che preme le corde. Ma queste chitarre offrono anche un’ottima risposta tonale, specialmente nelle frequenze medie, grazie in parte alla posizione del ponte vicino al centro della sezione inferiore.

Inoltre, Andy è riuscito a sfruttare i punti di forza della nostra piattaforma a 12 tasti/Grand Concert per realizzare modelli a 12 corde che vengono incontro alle esigenze dei musicisti, come la 562ce, la 362ce e la nuova Builder’s Edition 652ce: adesso queste chitarre, che erano già ben note per essere le 12 corde più facili da suonare, hanno raggiunto nuove vette di comodità e utilità musicale.

Tra le altre cose, Andy ha concepito una forma intermedia tra le dimensioni standard e da viaggio, soppesando le possibilità offerte da una chitarra che si trovi più o meno a metà strada tra la GS Mini e la Grand Concert in termini di grandezza e lunghezza della scala.

“Ho cominciato a esaminare quella zona inesplorata tra le lunghezze convenzionali della scala standard e da viaggio, per arrivare alla conclusione che mancava qualcosa”, racconta. “Era come se ci fosse un’altra categoria ancora nascosta. Volevo creare una chitarra che fosse abbastanza grande da avere una buona sonorità, ma al contempo abbastanza piccola da avere una comodità e una suonabilità senza pari”.

Una nuova lunghezza intermedia della scala

Come nel caso delle proporzioni del corpo, la lunghezza della scala rappresenta una scelta fondamentale nella creazione di una chitarra.

“Tra le principali decisioni che un liutaio deve prendere quando vuole progettare uno strumento, la lunghezza delle corde è una delle prime”, afferma Andy. “Questo parametro influenzerà quasi tutte le scelte successive”.

Quando ha iniziato a progettare le dimensioni di questa nuova chitarra, Andy ha raggiunto ciò che definisce una lunghezza intermedia della scala, che misura 24-1/8 pollici, la stessa lunghezza delle corde se si suona una chitarra da 25-1/2 pollici con un capotasto sul primo tasto.

“Alcuni chitarristi, me compreso, a volte abbassano di un semitono l’accordatura della chitarra”, spiega. “Certi musicisti preferiscono fare così in modo da poter cantare più facilmente in un registro, mentre altri apprezzano semplicemente la tensione minore delle corde: quando abbassi le corde di un semitono, queste si flettono di più, come se si fosse ridotto lo spessore. Sebbene questa sensazione di flessibilità possa risultare molto allettante, io non voglio sempre suonare con un semitono abbassato; a me piace suonare con una tonalità da concerto, soprattutto quando sono insieme ad altri musicisti. Per testare questa lunghezza della scala, ho preso una normale lunghezza da 25-1/2 pollici, l’ho abbassata e ho messo un capotasto sul primo tasto”.

Il chitarrista e direttore musicale Nicholas Veinoglou offre una dimostrazione del timbro audace e brillante della GT.

Creare un nuovo stile del corpo

Una volta definita la lunghezza della scala, Andy ha cominciato a progettare il nuovo stile del corpo, immaginandosi una via di mezzo tra GS Mini e Grand Concert. Ha pensato a una forma senza spalla mancante con le linee del corpo della Grand Orchestra, riducendole. Sebbene la larghezza della sezione inferiore (15”) e della profondità del corpo (3-3/4”, misurata al foro di risonanza) siano le stesse della Grand Concert, la lunghezza del corpo (18-1/2”) è più corta di un pollice.

Il corpo è stato rinominato “Grand Theater”, seguendo la tradizione dei nostri stili del corpo. Tuttavia, nel campus Taylor le hanno dato il nomignolo di “GT”, che si presta alla personalità musicale giovane e divertente di questa chitarra.

La nuova catenatura C-Class

Per dare voce alla GT, Andy ha sfruttato gli stessi concetti costruttivi dell’innovativa catenatura a V (nello specifico l’interazione tra rigidità e flessibilità delle corde) per ottenere un sustain duraturo e un volume piacevole. Tuttavia, avendo a disposizione un corpo leggermente più piccolo, Andy ha voluto modificare ulteriormente la risposta in frequenza, progettando una catenatura asimmetrica.

“La V-Class è stata ideata per avere una risposta lineare lungo tutto il registro”, spiega. “Ogni nota ha una caratteristica decisamente uniforme. Invece, lavorando con questa chitarra piccola e perfettamente proporzionata, ho cercato una risposta tonale più asimmetrica. Grazie all’architettura asimmetrica di questa chitarra, posso ampliare la risposta delle frequenze basse. Normalmente è complicato ottenere una buona risposta delle basse nei corpi piccoli, poiché la superficie che sposta l’aria è ridotta. Usando questa catenatura modificata, invece, la risposta tonale sembra nascondere le sue dimensioni ridotte, andando ad aumentare il fattore divertimento”.

Poiché l’architettura impiega un design a cantilever (o a sbalzo) per dare voce alla chitarra, abbiamo deciso di chiamarla catenatura C-Class.

Il debutto con l’Urban Ash

Sia Andy che Bob Taylor hanno colto l’opportunità data da questa nuova chitarra per confermare l’uso dell’Urban Ash, un legno introdotto all’inizio di quest’anno con la Builder’s Edition 324ce e la nuova Grand Symphony 326ce, che fa il suo debutto in questo numero. Questo tipo di legno viene ricavato in maniera sostenibile dai frassini prossimi all’abbattimento delle aree urbane nella California del sud; le proprietà tonali di questo frassino sono paragonabili a quelle del mogano dell’Honduras: secco, legnoso e con un piacevole calore delle medie.

È un albero che Bob Taylor ha definito con affetto “il golden retriever” dei legni per chitarre.

“Questo frassino vuole solo farti felice”, afferma. “È facilissimo da lavorare in ogni aspetto – stagionatura, taglio, sabbiatura – oltre ad avere ottime qualità musicali”, sostiene. “È perfetto sotto ogni punto di vista”.

Il fondo e le fasce in frassino massello sono abbinati a un top in abete massello. Proprio come le nostre nuove chitarre American Dream, la tastiera, le chiavi delle meccaniche e il ponte sono realizzati in eucalipto fumé, un materiale bello e resistente. Gli osservatori più acuti noteranno che le dimensioni del ponte sono state ridotte per adattarsi al corpo della GT.

Il nuovo modello sarà presentato con il nome di GT Urban Ash, con l’opzione di installare la nostra elettronica ES2 integrata. Come nel caso dei modelli American Dream, il costo della GT sarà il più basso tra tutte le nostre chitarre prodotte negli Stati Uniti – sarà nella stessa fascia di prezzo della serie 200 Deluxe: le GT e le American Dream sono le chitarre più economiche tra tutte quelle realizzate in legno massello negli Stati Uniti.

Le caratteristiche della GT Urban Ash comprendono intarsi della tastiera in acrilico italiano (motivo Pinnacle), una rosetta con tre anelli in koa, filetto della tavola nero, colore Urban Sienna sul frassino del fondo e delle fasce, una sottilissima finitura satinata da 0,05 mm, mini-meccaniche Taylor in nickel e la nostra custodia AeroCase leggera e resistente.

Andy e il nostro gruppo di sviluppo dei prodotti hanno grande fiducia nelle potenzialità della GT ed è possibile che prossimamente saranno introdotti nuovi modelli in altre serie della linea Taylor.

Una sensazione “perfetta”

Dal momento che si tratta di una chitarra nuova in tutto per tutto – lunghezza della scala, forma del corpo, dimensioni del manico e catenatura – la magia della GT deriva dall’armonia di questi elementi, che vanno a creare una sensazione e un suono unici. Fin dalle prime bozze, Andy ha voluto trovare una nuova categoria di chitarre a metà strada tra le dimensioni standard e da viaggio, cosa che ha conferito alla GT un’aura di “perfezione” nel campus Taylor. Non a caso, il nome ufficiale del suo progetto, datole dal gruppo di sviluppo dei prodotti, era “progetto Riccioli d’oro” (nella favola la protagonista mangia un porridge dalla temperatura “perfetta”).

Le corde della GT sono a tensione bassa (.012-.053), come se si abbassasse di un semitono l’accordatura di una chitarra da 25-1/2”. La tensione ridotta fa sembrare che monti una muta di corde da 11 (Custom Light, .011-.052), dando una bella sensazione di flessibilità ma senza perdere la potenza offerta dalle corde più spesse.

Lo spazio ridotto tra i tasti rende anche più semplice l’esecuzione di accordi complessi.

“Quando provate a fare un accordo complesso che copre diversi tasti, con la GT risulterà più semplice rispetto a tante altre chitarre”, spiega Andy. “Anche per chi ha le dita lunghe, le dimensioni di questi tasti sono molto comode, è come se si suonasse più in alto sulla tastiera. Grazie alla minore tensione delle corde, è più facile premere sui tasti, mentre gli spazi ridotti offrono una maggiore destrezza”.

Un’ulteriore distinzione, rispetto agli altri modelli Taylor, è data dall’ampiezza del capotasto, da 1-23/32 pollici – più largo dei capotasti da 1-11/16” e più stretto di quelli da 1-3/4” – che garantisce un comodo distanziamento tra le corde; questo aspetto, abbinato alla compattezza dell’attaccatura tra manico e corpo, avvicina le vostre mani, riducendo la fatica quando si eseguono accordi barré.

Il legame tra auto e chitarre GT

Le similitudini tra le caratteristiche musicali della Taylor GT e la GT in quanto categoria di auto sportive non sono sfuggite ad Andy. Nell’industria automobilistica, la designazione GT (acronimo di “grand tourer”, derivato dall’espressione italiana “gran turismo”) sta a indicare auto sportive maneggevoli e veloci, dotate di optional di lusso che le rendono comode e divertenti da guidare per lunghi lassi di tempo.

“Questa chitarra possiede qualità simili”, sostiene Andy. “Offre una maneggevolezza eccezionale e una risposta rapidissima, che la rendono una chitarra estremamente divertente da suonare. Le dimensioni compatte e la tensione ridotta delle corde”, aggiunge, “fanno sì che la GT sia la chitarra più facile da suonare tra tutti i modelli in legno massello della linea Taylor, riducendo la stanchezza delle mani quando si suona a lungo”.

Per quanto Andy adori elencare tutte le caratteristiche che conferiscono alla GT un’identità musicale unica (oltre ad apprezzare i molti appassionati di chitarre Taylor a cui interessano gli approfondimenti più tecnici), ritiene che per convincere i musicisti sia molto più facile fargli provare lo strumento. Come nel caso della GS Mini, la comodità della GT la rende molto accessibile, mentre la qualità del suo sound spingerà i musicisti a dare il meglio di sé.

“Non è necessario conoscere nel dettaglio il funzionamento di questa chitarra per poterla suonare con soddisfazione, proprio come non è necessario essere un meccanico per guidare con piacere”, afferma Andy. “L’importante è prendere in mano la chitarra e iniziare a suonare”.

La ricca risposta musicale della GT Urban Ash spazia da toni alti cristallini a bassi gutturali, come dimostrato qui da Nicholas Veinoglou.

Il successo tra gli artisti

Negli ultimi mesi Jay Parkin, membro del team di marketing della Taylor, presentatore del nostro podcast From the Factory e dei video settimanali Taylor Primetime in streaming sul nostro canale YouTube, ha collaborato con Tim Godwin, direttore delle relazioni con artisti, per far provare la GT a diversi musicisti. Non ce n’è stato uno che non abbia apprezzato il suo feel, la sua reattività e la sua resa timbrica.

“Questa chitarra è fantastica perché adoro il sound delle acustiche grandi, però io sono piccolina”, racconta la cantautrice di Los Angeles Sara Niemietz. “Per me è perfetta, è veloce e ha un suono incisivo”.

Thunderstorm Artis, KT Tunstall, Chris Conley e altri artisti Taylor danno il loro parere sulla Taylor GT.

Chris Conley, cantante e chitarrista del gruppo rock Saves the Day, ha scritto a Jay: “Ma perché è così perfetta? Non riesco a smettere di suonarla. Dico davvero”.

Keith Goodwin, membro della band Good Old War, ha scritto: “OH PORCA PUPAZZA. Non ho mai suonato una chitarra così in vita mia”.

Nick Veinoglou vive a Los Angeles ed è un chitarrista, compositore, insegnante e direttore musicale che partecipa a tour nazionali e internazionali con Jordan Fisher e Bazzi, artista sotto contratto con la Atlantic Records. Si è innamorato della chitarra appena l’ha provata.

“Non mi era mai capitato di sentirmi così a mio agio con una chitarra nuova”, afferma. “Mi fa tornare in mente i motivi per cui ho iniziato a suonare”.

Jay si è fatto un’idea dopo aver registrato la chitarra per la creazione di alcuni video.

“Questa è una perfetta chitarra da registrazione”, sostiene. “Ha un suono imponente e al contempo focalizzato”.

Il cineasta e tecnico del suono Gabriel O’Brien, che ha firmato l’articolo sulla registrazione di chitarre acustiche all’interno di questo numero, l’ha suonata e registrata a lungo.

“È così facile da suonare”, dice. “Ha tutte le qualità che la gente cerca in una GS Mini con caratteristiche premium – corde più leggere, un capotasto più largo, legno massello, una scala leggermente più lunga – ma sono questi elementi a contraddistinguere la GT. L’ho utilizzata nel mixaggio di alcuni video e se l’è cavata egregiamente. L’ho usata molto spesso, anche quando ero in pausa. Il suono mi piace a tal punto che ho deciso di registrare di nuovo le mie parti con la chitarra in un altro progetto”.

Potrete trovare la nuova Taylor GT Urban Ash nei rivenditori Taylor autorizzati a partire da ottobre. Per conoscere nel dettaglio lo sviluppo della GT, potete guardare il nostro video podcast From the Factory, in cui Andy Powers e Bob Taylor approfondiscono la questione.

Coraggio

Scorri verso il basso

La cultura dell'innovazione di Taylor si fonda su una base di passione, risoluzione dei problemi e risolutezza. Durante i periodi difficili sappiamo come rispondere – ovvero prendendoci cura degli altri tanto quanto di noi stessi.

Questa è una domanda che viene posta spesso all’assistenza clienti Taylor. Ma Glen Wolff, il nostro manager dell’assistenza clienti, sostiene che non sempre le persone sanno definire esattamente cosa vogliono, perciò fanno riferimento a chitarre simili, come le chitarre parlor o, talvolta, le GS Mini in legno massello.

“Non è che i clienti vogliono a tutti i costi una chitarra parlor tradizionale”, afferma Wolff. “A loro piace la comodità delle chitarre compatte, anche se non vogliono scendere a compromessi in termini di resa sonora. Quindi presuppongono che una chitarra dal corpo ridotto, come le parlor o le GS Mini in legno massello, riesca a combinare le due cose”.

Ma c’è un inghippo: una GS Mini in legno massello non offre una differenza sonora sostanziale. Fidatevi, il mastro liutaio Andy Powers ne ha realizzate diverse per verificare questa teoria. Lui sapeva già che non era possibile, ma ci ha provato lo stesso, utilizzando colla proteica e altri materiali all’avanguardia per ampliare al massimo la risposta tonale. Alla fine, però, il risultato è stato talmente trascurabile da non poter giustificare la produzione di un modello con tali caratteristiche.

Dopo quasi mezzo secolo Kurt e Bob hanno imparato che né i tempi buoni né quelli cattivi durano per sempre, e che il giusto mix di passione, grinta e determinazione ti puo’ far superare i passaggi più difficili.

“Quando eravamo un’azienda piccola e squattrinata abbiamo lavorato duramente e non ci siamo mai arresi, non importa quanto la sitiazione sembrasse senza speranza”, dice. “Abbiamo abbassato la testa e continuato a lavorare, fare brainstorming, provare. Non avevamo l’esperienza su cui basarci. Abbiamo dovuto inventare tutto e cercare idee brillanti per rispondere al mercato. E abbiamo avuto alcune emergenze reali lungo la strada, situazioni in cui abbiamo dovuto prendere decisioni ardite per evitare di fallire e capitolare. Quella capacità di rispondere alle avversità si è inserita nel nostro DNA aziendale”.

La natura del loro percorso ha dato a Bob e Kurt un profondo rispetto per i musicisti che lavorano nel mondo percorrendo un percorso parallelo che richiede anch’esso adattabilità e grande resilienza nel perseguimento delle prorie passioni per sopravvivere. Lo stesso senso di parentela si estende anche ai compagni costruttori di strumenti e proprietari di negozi di musica indipendenti, e in realtà a chiunque abbia perseguito il proprio sogno con tenacia.

Sebbene Taylor sia un’azienda più grande ora, con un Team più ampio di talenti e risorse a sua disposizione, il maestro liutaio Andy Powers, ora anche un partner della proprietà, afferma che uno dei punti di forza della cultura di Taylor è che possiamo ancora pensare come un piccolo negozio.

“Una delle ragioni per cui adoro lavorare con Bob e Kurt è il modo in cui hanno mantenuto quella mentalità veloce e impavida dell’inizio”, dice. “Hanno costruito un’eredità di lavoro duro attraverso i giorni buoni, i giorni normali e quelli duri”.

Naturalmente, il colosso della pandemia COVID-19, con la sua sconvolgente interruzione globale, ha introdotto una scala completamente diversa di difficoltà e complessità su cui dover navigare. Eppure Bob, Kurt e Andy, insieme ad altri leader di Taylor, si sono nuovamente rivolti alla procedura di Taylor in tempi di avversità: chiudere i boccaporti, diventare creativi e progettare soluzioni che soddisfino le esigenze dei nostri partner nella comunità musicale.

Rispondere ad una nuova realtà

Come azienda di portata globale, Taylor ha prestato molta attenzione agli sviluppi quotidiani all’estero mentre la crisi COVID-19 si diffondeva dalla Cina all’Europa e poi agli Stati Uniti all’inizio di quest’anno, creando un’ondata progressiva di chiusure aziendali e blocchi sociali. La principale preoccupazione di Taylor era la protezione della salute e del benessere dei dipendenti e delle loro famiglie negli Stati Uniti, in Messico, in Europa e in Camerun. Allo stesso tempo, sapevamo che anche i mezzi di sussistenza dei nostri rivenditori e fornitori, insieme ai musicisti che lavoravano, erano a rischio.

All’inizio di marzo abbiamo iniziato a implementare ulteriori procedure di salute e sicurezza interne e, subito dopo, abbiamo sospeso le visite alle fabbriche e chiuso al pubblico il nostro campus di El Cajon, in California. Il 19 marzo il governatore californiano Gavin Newsom ha emesso un ordine di chiusura statale e la produzione di chitarre a El Cajon è stata sospesa. La regione messicana della Baja California, dove si trova il nostro stabilimento di produzione di Tecate, era parecchie settimane indietro rispetto alla nostra cronologia qui nel sud della California. Venerdì 17 aprile, è stata presa la decisione di sospendere tutte le operazioni anche in Messico.

Fortunatamente, il team di e dirigenti Taylor si erano incontrati in modo proattivo per pianificare uno scenario di cessazione delle attivita, immaginando anche cosa sarebbe stato necessario per riaprire, aiutando i dipendenti di El Cajon a partecipare al programma di condivisione del lavoro dello stato della California (che offre alle aziende un’alternativa flessibile ai licenziamenti) allo sviluppo di nuovi protocolli di sicurezza in preparazione dell’eventuale ritorno alla produzione di chitarre.

Taylor ha inoltre avviato un dialogo con i funzionari della città di El Cajon e della contea di San Diego, assicurandosi che fossero a conoscenza e a sostegno delle fasi pianificate. Di conseguenza, siamo stati in grado di lavorare senza intoppi verso un approccio graduale di riapertura delle operazioni critiche in loco.

Nel frattempo, abbiamo spostato le operazioni non legate alla produzione in modalita’ da casa, sfruttando le piattaforme di teleconferenza per incontrarci e collaborare. E siamo cosi’ tornati subito al lavoro.

Rimanere in contatto con i clienti

Sebbene avessimo smesso di accettare chitarre per la riparazione, i membri del nostro team di assistenza clienti hanno continuato a rispondere ai clienti in remoto in Nord America ed Europa e sono stati in grado di lavorare senza problemi. Vista la configurazione remota, il responsabile del servizio clienti Glen Wolff ha deciso che il dipartimento avrebbe funzionato meglio utilizzando principalmente e-mail e chat.

“Un momento come questo dà alla musica e ai musicisti un ruolo ed un senso maggiore”.

Tim Godwin, Diretorre delle relazioni con gli artisti

“Avevamo già fatto molte comunicazioni tramite e-mail e chat private, quindi è stata una facile transizione quando si e’ dovuto lavorare da casa”, afferma Wolff. “Non rispondere alle chiamate ci ha concesso il tempo di rendere disponibile l’opzione di chat web dal vivo quasi tutto il giorno e i clienti la usano molto. Abbiamo anche approfittato della flessibilità delle persone mentre lavoravano da casa e la maggior parte dei giorni abbiamo ampliato la copertura della chat dalle 6:00 alle 17:00. Sta funzionando bene. Riteniamo di riuscire a soddisfare le aspettative dei clienti “.

Supporto ai Rivenditori

Sapevamo che i nostri partner commerciali, in particolare i negozi di musica indipendenti, sarebbero stati vulnerabili alle incertezze future. Il tempo era essenziale, quindi a metà marzo abbiamo agito rapidamente per creare e implementare una promozione più velocemente di quanto avessimo mai fatto prima.

La promozione, chiamata Taylor Days, era diversa da qualsiasi altra cosa avessimo mai fatto: qualcosa progettato per offrire un grande valore ai clienti e aiutare i rivenditori a fare affari in un momento in cui molti erano sul punto di chiudere temporaneamente i loro negozi fisici.

“Si e’ passati da un semplice idea ad un progetto tangibile per i rivenditori in pochi giorni”, afferma VP Sales Taylor Monte Montefusco. “È stato un vero riflesso della nostra cultura, il nostro desiderio di aiutare i nostri rivenditori e la nostra capacità di riunirci come una squadra.”

La promozione è proseguita da fine marzo a fine maggio ed è stata ampiamente condivisa da rivenditori e clienti. È stato offerta in Nord America (Stati Uniti e Canada) e adattato per altri mercati in tutto il mondo, tra cui Europa, Messico, Perù, Costa Rica, Cile, Corea del Sud e Australia.

“I rivenditori piu’ attivi si sono adattati e hanno trovato nuovi modi per servire le loro comunità musicali”, afferma Monte. “I social media sono diventati il ​​nuovo cartello “Siamo Aperti” sulla porta di casa. La promozione è stata un ottimo modo per i concessionari per raggiungere ed ispirare i musicisti a perfezionare il loro mestiere rimanendo a casa”.

I negozi indipendenti, come il rivenditore Taylor di lunga data Tobias Music, situato nel sobborgo di Chicago di Downers Grove, erano grati di avere un’offerta convincente da trasmettere ai clienti in un momento difficile per tutti.

“È stato grandioso per noi”, ha dichiarato Paul Tobias a fine aprile. “In quel momento il nostro negozio era chiuso da cinque settimane e il nostro governatore aveva appena annunciato che l’ordine ‘Stay at Home’ sarebbe stato esteso. In generale, gli affari sono in calo, ma con la promozione di Taylor On Line, eravamo ancora sopra l’acqua dopo cinque settimane di inattività. Durante questi tempi difficili, Taylor ci ha lanciato un’ancora di salvezza”.

Altri negozi si sono adattati come potevano, con alcuni offrendo consegnna sul marciapiede di fronte al negozio per gli ordini online. I rivenditori tradizionali hanno risposto alla nuova realtà in modi che potrebbero offrire uno sguardo al futuro della vendita al dettaglio. Con in mente le norme di distanziamento sociale, Lidgett Music a Council Bluffs, Iowa, si è appoggiata a singoli appuntamenti in negozio. I musicisti hanno apprezzato la capacità di testare le chitarre senza distrazioni di altri musicisti e rumori di sottofondo tipici di un negozio di musica.

Il Lavoro con i nostri Fornitori di Legno

La natura dirompente della pandemia ha anche rappresentato una sfida per Taylor da gestire con i nostri fornitori di legname. Per prima cosa, lavoriamo con fornitori che vanno da molto piccoli a molto grandi e ogni situazione può richiedere una soluzione Ad Hoc. I fornitori più piccoli sono spesso più vulnerabili, spiega il nostro direttore delle operazioni e approvvigionamento del legno, Charlie Redden.

“Molti dei nostri fornitori di legno hanno solo due o tre clienti che acquistano da loro una volta all’anno”, afferma. “Quando un piccolo villaggio in America Centrale si affida a uno o due clienti – e noi ci affidiamo a loro – la partnership richiede molta attenzione in un momento come questo”.

Un’altra sfida è venuta dal modo in cui la pandemia ha sincronizzato il ritmo della nostra catena di approvvigionamento perché ha interrotto bruscamente le nostre attività produttive, ma in molti casi i nostri impegni di acquisto del legno sono stabiliti per un anno o più. E spesso sono in gioco i mezzi di sussistenza di quei fornitori.

“Stiamo trovando modi creativi per acquistare abbastanza legno per mantenere in attività i nostri fornitori strategici mantenendo un livello di inventario di legno sano per Taylor”, afferma Redden. “E se possiamo anche aiutare i nostri fornitori collegandoli con altre opportunità di mercato come l’arredamento, il legno per hobby o l’industria delle costruzioni per compensare il fatto che non stiamo acquistando così tanto legno in questo periodo, siamo felici di farlo. ”

Aiutare gli artisti ad adattarsi

La massiccia interruzione dell’industria musicale ha costretto gli artisti a diventare creativi in ​​modi nuovi. Alcuni chitarristi professionisti si sono impegnati a dare lezioni online, mentre altri artisti si sono rivolti a piattaforme di social media come Instagram, Facebook e Twitter per pubblicare o trasmettere live streaming delle loro esibizioni. Coloro che hanno creato una fedele base di fan hanno trovato modi alternativi per sfruttare i social media e monetizzare le loro esibizioni virtuali, in alcuni casi tramite concerti live streaming a pagamento e in altri casi con un salvadanaio virtuale per le offerte.

Abbiamo dato il nostro supporto agli artisti di Taylor come potevamo, principalmente utilizzando le nostre piattaforme di social media per promuovere i loro live streaming e altre esibizioni ai fan di Taylor. Abbiamo messo insieme un calendario settimanale di tutti i live streaming pianificati dalla famiglia di artisti Taylor sul nostro Live From Home Digest, situato nella sezione blog del nostro sito web. Puoi controllare ogni settimana i flussi di nuovi artisti da Facebook, Twitter, YouTube e altro.

Tim Godwin, direttore delle relazioni con gli artisti di Taylor, afferma che nonostante le gravi sfide finanziarie che molti artisti attualmente stanno affrontando, alcuni hanno trovato un buon riparo e scoperto altri vantaggi durante questi tempi surreali.

“Alcuni hanno usato il tempo per affinare la propria tecnica o concentrarsi sulla scrittura di nuovo materiale o esplorare nuovi modi per condividere la musica con gli ascoltatori da casa”, afferma Godwin. “Altri, me compreso, hanno collaborato a distanza con amici musicisti. La realtà è che molti musicisti, nel bene e nel male, sono più disponibili al momento, quindi in alcuni casi sono finalmente in grado di addentrarsi in progetti creativi che rimandano da molto tempo. E stanno trovando l’esperienza davvero gratificante “.

Altri artisti affermati hanno offerto spettacoli virtuali da casa a sostegno di enti di beneficenza. Per gli appassionati di musica che trascorrono più tempo a casa loro stessi, le esibizioni offrono un collegamento diretto e intimo con i loro artisti preferiti.

Godwin afferma che più che mai questa esperienza condivisa ha sottolineato il senso di comunità nel mondo della musica, sia tra le persone del settore sia tra artisti e pubblico.

“Ho visto più atti di empatia e gentilezza tra le persone”, afferma. “Un momento come questo dà alla musica e ai musicisti un ruolo ed un senso maggiore. È ancora intrattenimento, ma è anche più di questo. È un modo per coinvolgere le persone e aiutarle a sentirsi connesse anche quando sono fisicamente separate”.

“Anche nel mio ruolo con Taylor ho scoperto che le persone sono più disponibili a parlare in questo momento”, aggiunge Godwin. “Che si tratti di un artista o di qualcun altro che lavora nel settore, abbiamo più tempo per discutere e collaborare a progetti interessanti da pianificare in anticipo.”

Bob e Andy si mettono al lavoro

Sebbene la produzione di chitarre di Taylor sia stata messa in pausa temporanea, qualcosa ribolliva dietro le quinte. Bob Taylor e Andy Powers hanno risposto alla sfida del momento collaborando con rinnovato vigore in diversi progetti, i loro slanci di progettazione si sono intensificati e sincronizzati mentre si alimentavano in modo creativo.

“Sia Andy che io non manchiamo di pensiero creativo”, dice Bob. “Siamo sia costruttori, sia risolutori di problemi. Quando ci sentiamo con le spalle al muro, amiamo trovare soluzioni innovative ai problemi e, poiché ci sono piu’ cose in ballo, lavoriamo più velocemente”.

Da parte sua, Andy ha sempre una serie di progetti di chitarra che cuociono a fuoco lento, in attesa del momento giusto per dargli vita. La realtà attuale, unita all’incertezza futura, ha fornito lo stimolo per portare avanti diversi progetti.

“Stiamo lavorando a questi progetti a beneficio di tutti: i nostri dipendenti, i nostri rivenditori e fornitori e, naturalmente, i musicisti”, afferma. “Stiamo prendendo in considerazione tutto e utilizzando tutte le nostre risorse per calibrare tutto ciò che facciamo per I tempi in cui viviamo”.

Sebbene non siano ancora liberi di rivelare i loro progetti in arrivo, Andy afferma che saranno impregnati di un rinnovato scopo e finalita’. Nelle riunioni di sviluppo del prodotto tenute in teleconferenza in aprile, sia Andy che Bob sono stati più energici che mai mentre discutevano della prossima ondata di prodotti che intendevano produrre.

“Mentre alcuni potrebbero dire che facciamo solo chitarre, credo che facciamo qualcosa di molto più”, dice Andy. “Possiamo aiutare a creare un punto luminoso di speranza, di sollievo e un modo per condividere le nostre esperienze sotto forma di un’altra canzone”.

Nuovi protocolli di sicurezza

Durante la chiusura della fabbrica di Taylor, il nostro team di dirigenti ha supervisionato completmente i nostri nuovi protocolli di sicurezza interna sia a El Cajon sia a Tecate, seguendo le linee guida ufficiali dei funzionari sanitari statali e locali. Ciò includeva l’implementazione di un rigoroso distanziamento sociale all’interno delle fabbriche, l’aumento dei livelli di pulizia e l’uso di dispositivi di protezione individuale per chiunque nel campus. I termometri frontali a infrarossi senza contatto sono utilizzati anche per misurare la temperatura dei dipendenti prima che entrino nell’edificio di lavoro.

Altre modifiche includono il distanziamento tra le postazioni di lavoro, compresa la schermatura in plexiglas (fabbricata internamente), insieme alle disposizioni di distanziamento sicuro nelle cucine e nelle aree di riposo. Nella nostra fabbrica a Tecate, abbiamo sfruttato le nostre capacità sartoriali per iniziare a produrre mascherine.- lì realizziamo gia’ molte delle nostre gig bag.

“Le stiamo usando nelle nostre sedi Tecate ed El Cajon”, afferma Chris Wellons, vicepresidente della produzione Taylor. “Abbiamo anche donato diverse migliaia di mascherine”.

Siamo stati autorizzati a ristabilire alcune operazioni di fabbrica su base limitata a maggio con un piccolo gruppo di artigiani (tutti partecipanti volontariamente), con un ritorno alle operazioni di fabbrica a tempo pieno partito il 18 maggio.

Uno degli obiettivi importanti dell’adattamento del nostro ambiente di lavoro alle nuove realtà è preservare nella nostra cultura aziendale, afferma il vicepresidente dello sviluppo prodotto Ed Granero, membro del team esecutivo di Taylor insieme a Wellons.

“Abbiamo promosso una cultura collaborativa, laboriosa ‘a porte aperte’, afferma Granero. “La nostra forza è nel lavorare in gruppo. Mentre ci spostiamo in questa prossima iterazione della nostra vita lavorativa, troveremo nuovi modi di lavorare in gruppo e raggiungere ancora i nostri obiettivi. Mentre i nostri addetti alla produzione tornano al lavoro, le nostre misure di sicurezza sono un passo importante verso la costruzione della fiducia quando tutti ricominceremo a lavorare insieme ”.

Granero osserva che mentre le chitarre potrebbero non essere considerate “essenziali”, le persone di Taylor lo sono assolutamente.

“Le persone qui sono laboriose, innovative e dedite in ogni settore”, afferma.

Sia Granero che Wellons hanno anche voluto ringraziare tutti quelli di Taylor che hanno contribuito a mantenere accesa la nostra “spia luminosa” in fabbrica durante l’interruzione della produzione.

Wellons ha elogiato le persone di diversi dipartimenti, dalle risorse umane alle strutture produttive che si sono riunite per implementare i nuovi protocolli.

“Voglio solo estendere un enorme ringraziamento a tutti i nostri dipendenti coinvolti nella pianificazione, nel coordinamento e, soprattutto, nell’esecuzione di questi protocolli interni”, ha condiviso in una nota alla società. “Apprezziamo profondamente il coraggio e la dedizione che tutti hanno mostrato durante quello che è stato un periodo senza precedenti e inquietante.”

 “La musica non è un orpello, è una necessità.”

Kurt Listug

Il Cammino Davanti a Noi

Mentre questa nuova normalità inizia a prendere forma, Kurt attinge dalle esperienze passate sue e di Bob mentre guarda avanti.

“Stiamo scoprendo come navigare in queste acque limacciose”, afferma. “Qui abbiamo una leadership e una creatività incredibili e abbiamo dipendenti straordinari. Sono completamente fiducioso che riusciremo a farcela diventando cosi’ un’azienda ancora più forte.

“Una delle tante cose che amo della nostra cultura aziendale è il modo in cui tutti ci sosteniamo l’un l’altro mentre lavoriamo insieme verso un obiettivo comune, specialmente in tempi difficili”, afferma. “Alcuni dei miei momenti di orgoglio maggiori qui sono stati quelli in cui tutti abbiamo deciso di rispondere alle avversità come gruppo. Bob e Andy hanno condiviso con i nostri dipendenti il concetto che questa sfida la si deve vincere tutti insieme. Vorrei fare eco a quel sentimento ed espanderlo per includere la più ampia comunità musicale di rivenditori e fornitori di cui abbiamo il privilegio di far parte. “

Domande e risposte con il co-fondatore e CEO di Taylor Kurt Listug

Q: Sia tu che Bob avete forgiato l’identità di Taylor Guitars di fronte alle avversità quotidiane. Hai avuto le spalle contro il muro molte volte, soprattutto ai primi tempi dell’azienda. In che modo queste esperienze hanno preparato te e Bob – e ora Andy Powers e altri leader all’interno dell’azienda – a rispondere in situazioni come queste?

A: Le esperienze passate ci hanno dato molta fiducia nel fatto che possiamo superare qualsiasi cosa. Anche quando non riusciamo a vedere la luce alla fine del tunnel. Abbiamo dimostrato a noi stessi che siamo pieni di risorse. Anche se è stressante, sappiamo che faremo molti passi avanti e scoperte che altrimenti non avremmo fatto o che avremmo fatto molto più lentamente.

Q: Cosa stai imparando da questa particolare esperienza come leader? Come pensi che Taylor Guitars emergerà da questa crisi più forte come organizzazione?

A: Sono stato entusiasta di vedere le persone attivarsi in tutta l’azienda e fare tutto il possibile per far andare avanti l’attivita’. Le persone sono coinvolte al 100% e impegnate per il successo. Penso che l’organizzazione stia divetando ancora piu’ coesa. Il nostro lavoro di squadra è migliore di come lo sia mai stato in passato e stiamo gettando le basi per alcuni dei nostri anni più gratificanti e di successo.

Q: Nonostante lo shock al sistema creato dallo scenario attuale, è stato affascinante vedere come siano state adattive le persone. Che si tratti di artisti che abbracciano nuovi modi di coinvolgere le persone attraverso piattaforme di social media o di rivenditori che diventano creativi nel modo in cui conducono gli affari, nascono nuove idee e alcune mettono radici. Qual è la tua opinione su ciò che hai visto e vissuto? E cosa ne pensi del potere della musica in un momento come questo?

A: Non puoi sederti. Non esiste alcuna garanzia di sopravvivenza. È una situazione incredibilmente dirompente e tutti dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per raddrizzare la nave e fare rotta verso giorni migliori. È stato gratificante e confortante testimoniare di nuovo il potere e l’importanza della musica. La musica non è un orpello, è una necessità.

Q: Dal tuo punto di vista, dirigendo un’azienda che ha sempre premiato le relazioni sviluppate con i dipendenti, clienti, rivenditori, venditori e altri partner, perché supportarle è particolarmente importante in un momento come questo?

A: L’azienda fa del suo meglio e tutti abbiamo successo quando prendiamo decisioni che vanno a beneficio del numero più ampio di persone e svantaggiandone il meno possibile. Questo concetto parla del nostro valore nel prenderci cura degli altri e di valutare le nostre azioni in modo che abbiano il più ampio impatto positivo possibile. Questo e’ sempre importante, ma, soprattutto nei momenti difficili, devi assicurarti di coivolgere il più possibile gli altri in questa direzione.

Q: È stato bello vedere Bob e Andy lavorare insieme più da vicino ultimamente per trovare il modo di progettare, farsi strada nella situazione attuale e reagire alle nuove realtà che i consumatori e i rivenditori dovranno affrontare. Nonostante gli ostacoli da superare, entrambi sembrano creativamente eccitati. Allo stesso modo ti trovi stimolato in modo creativo mentre pensi alle strategie aziendai di Taylor per il futuro?

A: Assolutamente. Questa situazione ha davvero un tempo ridotto: stiamo lottando per fare il maggior progresso possibile nell’ambito di una durata sconosciuta di questo evento dirompente e imprevedibile per come cambierà il mondo. Addentrarsi in questa sfida e cambiare il normale ritmo delle operazioni è super corroborante.

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