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L'angolo di Kurt

Lunga vita al capo

Scorri verso il basso

Kurt si fida ciecamente delle capacità direttive di Andy in qualità di presidente e amministratore delegato dell’azienda

A fine maggio, abbiamo compiuto un importante passo e abbiamo attuato il piano di successione dell’azienda: io e Bob ci siamo sollevati dai nostri incarichi di dirigenza di Taylor Guitars (stabilita insieme alla transizione al totale azionariato dei dipendenti) e abbiamo nominato Andy Powers presidente e amministratore delegato, oltre al suo ruolo di capo progettista. Io e Bob continuiamo a servire l’azienda in veste di consiglieri senior, continuando a essere presenti nel consiglio d’amministrazione. Oltre al reparto design, ora Andy è a capo dell’intera azienda.

Quando io e Bob avviammo l’azienda da giovani, avevamo tanto ancora da capire e imparare. Dubito che uno di noi ce l’avrebbe fatta da solo, gli impegni erano esagerati. Ma noi eravamo entusiasti, così decidemmo di dividerci le parti in base ai rispettivi interessi, e ci dedicammo a quelli. Mentre Bob imparava a costruire chitarre, io studiai come venderle e guadagnarci.

Negli ultimi anni, mentre io e Bob pensavamo alla successione con uno sguardo al futuro, sapevamo già che non avremmo rivoluzionato nulla, ma solo aggiunto qualcosa. Bob voleva che a gestire l’azienda ci fosse un liutaio, figura che vide in Andy. Io immaginavo che a sostituirmi ci sarebbe stato qualcuno con le mie capacità, dentro o fuori l’azienda. Non cercavo nessuno attivamente ma, nel 2020, mentre lavoravamo al nostro piano di vendita dell’azienda ai nostri dipendenti (grazie all’azionariato dei dipendenti), capii che Andy era più che in grado di assumere i miei doveri manageriali.

Andy cares about Taylor Guitars being an honest and well-run company, and staying focused on its mission of building instruments that inspire.


Inizialmente non avrebbe dovuto stabilire i reparti di vendita, marketing, distribuzione, risorse finanziarie o umane come avevo fatto io, perché erano già gestiti da professionisti ferratissimi. Il suo ruolo sarebbe stato quello di controllare e dirigere tutto, come lo era diventato il mio. Io e Andy avevamo passato gli ultimi anni fianco a fianco a lavorare ai budget e alle analisi dei bilanci d’esercizio, oltre ai più di dieci anni che lui aveva trascorso nelle vendite e nel marketing, sin da quando è entrato nell’azienda. Direi che è più che all’altezza.

Ho passato parecchio tempo con Andy sin dalla sua assunzione in Taylor nel 2011. È una persona straordinariamente talentuosa, sia come musicista che come progettista e costruttore di strumenti top di gamma. Se gli chiedessimo cos’è che gli sta a cuore, menzionerebbe la sua famiglia, gli amici, la musica e chi la fa, ma anche la progettazione e la costruzione di strumenti musicali. Ha a cuore Taylor Guitars come azienda onesta e ben gestita, e ha tutto l’interesse a non perdere di vista la mission principale: costruire strumenti musicali in grado di ispirare.

L’approccio di Bob nella realizzazione di una chitarra è un po’ più “ingegneristico” rispetto a quello di Andy. Il mio approccio al business di chitarre tende più verso le vendite, il marketing e l’aspetto finanziario. Andy prende entrambi i nostri talenti e punti di forza e li eleva a un livello mai visto. Non vedo l’ora di scoprire il futuro che ha in programma per la nostra azienda!

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L'angolo di Kurt

L’onestà prima di tutto

Scorri verso il basso

La filosofia di marketing di Taylor è fondata sul desiderio di preservare la nostra autenticità come azienda.

Di Tim O'Brien

Nota dell’editore: in questo numero, Kurt Listug ha invitato il vicepresidente del reparto marketing di Taylor, Tim O’Brien, a occuparsi di una rubrica.

Come dice sempre Bob Taylor: “Niente è meglio di una bella storia, tranne una bella storia vera”. Mi è sempre piaciuto questo detto, perché è il modo migliore per descrivere la mia filosofia di marketing e, più nello specifico, il marketing di Taylor Guitars.

In generale, e a ragione, il marketing ha una reputazione controversa. Per definizione, questa disciplina ha l’obiettivo di dipingere l’ordinario come straordinario. Ma per noi di Taylor, il ruolo da marketer non si basa sull’attrattività dei nostri prodotti, ma sulla nostra onestà.

Kurt Listug (il mio capo) crede fermamente in questa visione, ed è lui che ha supervisionato la nostra pubblicità per decenni e che ci ha sempre ribadito di non realizzare annunci che distorcano la realtà, ma piuttosto di esporre semplicemente i nostri valori e il nostro operato. Se quello che facciamo non è abbastanza accattivante, allora è colpa nostra.

Uno dei motivi per cui adoro essere a capo del team marketing di Taylor è che il nostro storytelling si concentra sulle realtà di quest’azienda: sulle nostre chitarre, sui nostri collaboratori, sulle nostre iniziative e sul condividerle con voi, i chitarristi, in modo convincente e onesto. Certo, chiaramente ci piacciono le idee creative. Ma queste idee vengono sviluppate sempre sulla base delle caratteristiche reali di Taylor.

Per la nostra azienda e il nostro team di marketing, l’autenticità è importante, anzi, essenziale.

Prima che il team di marketing girasse la nostra serie di documentari sull’ebano dell’Africa occidentale (The Ebony Project), Bob mi disse: “Tim, non puoi raccontare questa storia senza prima aver vissuto in prima persona il Camerun”. Quindi un anno prima di portare la troupe nella nostra segheria Crelicam a Yaoundé, ho trascorso due settimane lì con Bob e i dipendenti Crelicam, immergendomi nella cultura, nella città e nella gente del posto. È stato uno dei momenti salienti della mia carriera. Da quest’esperienza è nata una serie sull’ebano di Crelicam che illustra questa storia in modo estremamente autentico.

Questo mese lanceremo diverse nuove chitarre in koa hawaiano. La storia di questo legno, radicata nella cultura e nella storia uniche delle Hawaii, è qualcosa che il team di marketing desiderava raccontare da anni ormai. Ma analogamente alla mia esperienza con l’ebano, come azienda, non volevamo iniziare a parlarne finché molti di noi non l’avessero vissuta in prima persona.

Più di due anni fa, un team di dipendenti Taylor, tra cui collaboratori del reparto marketing, vendite, ingegneria, produzione e persino qualcuno del settore finanziario, si è unito a Bob Taylor e Steve McMinn di Pacific Rim Tonewoods (nostro partner insieme a Siglo Tonewoods, incluso in questo numero) per qualche giorno con l’obiettivo di scoprire il koa. Abbiamo esplorato diverse foreste di questa specie e visto i danni che il bestiame selvatico può infliggere agli alberi non protetti da recinzioni. Abbiamo incontrato gli esperti che studiano tecniche innovative per propagare alberi di koa robusti e di qualità. E abbiamo avuto l’opportunità di esplorare la Siglo Forest, 564 acri di terreno acquistati da Bob Taylor nel 2018 per piantare questa specie e altri alberi nativi. Abbiamo persino piantato i primi alberi di koa nella proprietà di Siglo!

Secondo la tabella di marcia attuale, (150.000 alberi di koa piantati in loco entro il 2030), a maturazione completa e con alberi adeguatamente raccolti e ripiantati, dovremmo ottenere ogni anno una quantità di koa sufficiente a soddisfare tutto il fabbisogno di Taylor, nonché una buona parte per rifornire anche altri produttori di strumenti.

Tim-OBrien
Tim O’Brien

Insomma, dopo 10 anni di direzione del reparto marketing di Taylor, vorrei proporre una mia versione del detto di Bob. Io dico che “le uniche storie che vale la pena raccontare sono le storie vere”, ecco.

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L'angolo di Kurt

Un altro Grand design

Scorri verso il basso

Dieci anni dopo che la Taylor conquista il mercato con la Grand Concert, nasce la Grand Auditorium. Il resto è storia.

Come dice sempre Bob Taylor: “Niente è meglio di una bella storia, tranne una bella storia vera”. Mi è sempre piaciuto questo detto, perché è il modo migliore per descrivere la mia filosofia di marketing e, più nello specifico, il marketing di Taylor Guitars.

Tra gli artisti che ci avevano appena scoperto e che utilizzavano i nostri strumenti, c’era la star del country Kathy Mattea, che visitò la nostra sede nel 1993 mentre si trovava in tour a San Diego. Bob stava valutando l’idea di progettare una nuova chitarra che fosse equilibrata come la Grand Concert, ma più grande, potente e con bassi più decisi. Durante la visita di Kathy, Bob espose la sua idea, offrendosi di costruire il primo modello di questo genere per lei. Quella chitarra sarebbe diventata la nostra Grand Auditorium.

La Grand Auditorium era la chitarra giusta al momento giusto.

Nel 1994, in occasione del nostro 20° anniversario, presentammo la Grand Auditorium in due diversi modelli in edizione limitata: l’XX-RS, con palissandro e tavola armonica in abete, e l’XX-MC, che abbinava mogano e top in cedro. Li abbiamo riproposti l’anno seguente, con sei modelli Grand Auditorium in edizione limitata: le GA-RS (palissandro/abete), GA-MC (mogano/cedro), GA-WS (noce/abete), GA-BE (palissandro brasiliano/peccio di Engelmann), GA-KC (koa/cedro) e la GA-KS (koa/abete). Negli anni successivi, la Grand Auditorium si è affermata come modello di diverse linee delle nostre chitarre, compresa quella che molti considerano la chitarra Taylor per eccellenza: la 814ce in palissandro e abete.

Allora, la Grand Auditorium era la chitarra giusta al momento giusto. Una forma comoda, con uno stile moderno, delle tonalità più equilibrate, un manico facile da suonare, una spalla mancante e un pickup/preamplificatore integrato. Ognuna di queste caratteristiche innovative soddisfaceva una domanda del mercato. La Grand Auditorium ebbe subito successo. Le vendite schizzarono alle stelle, alimentando così la nostra crescita per i 10 anni successivi. Ad oggi, rimane il nostro stile di corpo più venduto. La Grand Auditorium è la chitarra che le persone immaginano quando pensano alla Taylor. Non vedo l’ora di condividere, nelle prossime colonne, altre riflessioni sugli sviluppi che hanno contribuito al successo della nostra azienda.

E a proposito di riflessioni, il 2021 è stato l’anno migliore nella storia della Taylor Guitars finora. Quest’anno, per la prima volta, abbiamo introdotto il sistema di partecipazione azionaria dei dipendenti al 100%. Il risultato è stato una crescita senza precedenti: il più alto livello di vendite di sempre, il più alto numero di dipendenti mai registrato e di chitarre costruite, ordinate e spedite in un giorno nella storia della Taylor. Voglio ringraziare tutti i nostri dipendenti-proprietari per il loro duro lavoro. L’azienda è in buone mani, oggi e in futuro.

Voglio ringraziare chiunque al mondo possieda una chitarra Taylor, grazie per aver contribuito alla nostra crescita nel corso di questi anni. Sappiamo che molti hanno iniziato a suonare solo di recente, e speriamo che i nuovi clienti Taylor siano soddisfatti della loro esperienza con noi. Con la partecipazione completa dei dipendenti Taylor, vogliamo impegnarci a costruire le migliori chitarre possibili ancora per molto tempo, e continuare a essere d’ispirazione per chiunque desideri esprimersi attraverso la musica.

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L'angolo di Kurt

L’ouverture della Concert

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Kurt riflette sullo sviluppo della forma di chitarra che ha dato lustro a Taylor.

Appena avviata Taylor Guitars, io e Bob sapevamo ben poco del mondo delle chitarre. Sapevamo cosa facevamo, ci occupavamo perlopiù di ripararle ed erano poche quelle prodotte da noi. Avevamo ereditato i design di Sam Radding dal negozio American Dream dove ci eravamo conosciuti: in pratica erano le sue personali rivisitazioni delle dreadnought targate Martin e delle Gibson jumbo.

Così, subito dopo aver acquistato il negozio di Sam, le prime chitarre prodotte da noi furono proprio dreadnought e jumbo. Fu solo dopo anni, dopo tanti tentativi e numerosi problemi, che progettammo e lanciammo il nostro primo straordinario corpo Taylor: la Grand Concert. Questo avvenne nel 1984; l’articolo di Jim Kirlin di questo numero, “Piccole chitarre, grande fascino”, approfondisce proprio la storia intorno al suo sviluppo.

Prima di lanciare la Grand Concert, avevamo disegnato i nostri primi modelli Taylor basandoci sulla 810 dreadnought, convinto qualche negozio di strumenti a diventare nostro rivenditore, collaborato con un distributore per qualche anno al fine di espandere la nostra rete di distribuzione, eravamo sprofondati nei debiti (la maggior parte ripagati) e avevamo infine acquisito il nostro partner. Nel corso del tempo, abbiamo ricevuto commenti e consigli da parte di rivenditori e musicisti su come migliorare le nostre chitarre per soddisfare i loro bisogni, migliorando notevolmente il prodotto finale.

Poco dopo aver lanciato la Grand Concert, presero piede i trend di spalle mancanti, pickup e casse armoniche di dimensioni più piccole.

Il primo suggerimento venne forse da Fred Walecki di Westwood Music, che richiese dalla nostra dreadnought un sound più brillante e “meno scuro”. In breve tempo Bob si mise al lavoro e regolò la catenatura per bilanciare la chitarra nella sua totalità. Il suggerimento successivo venne da Jack MacKenzie di McCabe’s Guitar Shop, che ci rivelò che alcuni dei suoi clienti richiedevano chitarre con la spalla mancante. Di tutta risposta, Bob progettò il nostro cutaway fiorentino, che ottenne popolarità soprattutto sulle nostre jumbo. A McCabe’s dobbiamo anche un altro suggerimento: quello di offrire ai nostri clienti chitarre con pickup già montati. Ben presto iniziammo così a montare un pickup Barcus-Berry posizionato sotto la selletta.

Poco dopo aver lanciato la forma della Grand Concert, presero piede i trend di spalle mancanti, pickup e casse armoniche di dimensioni più piccole. Le richieste della Grand Concert esplosero in breve tempo, complice anche la sua semplice suonabilità. Avevamo sviluppato la chitarra giusta che rispettava i bisogni dei chitarristi moderni di fingerstyle. A onor del vero, fu proprio il boom di vendite della Grand Concert che ci premise di crescere nei 10 anni seguenti. Avevamo progettato una chitarra puramente nostra che rispettava le tendenze di mercato, soddisfacendo le richieste dei musicisti. Nel tempo ho conosciuto numerosi artisti che iniziarono a suonare le nostre chitarre tra fine anni ’80 e inizio anni ’90 e che non riuscivano a rinunciare alla Grand Concert per tutte le sue numerose qualità.

La Grand Concert è la chitarra che diede lustro a Taylor Guitars. Ci portò dalla realtà di piccola azienda che faceva fatica a pagare le spese aziendali a una grossa e prospera società ben nota nel settore delle chitarre. È vero, fu la chitarra nata subito dopo, la Grand Auditorium, a proiettarci nel futuro come brand illustre e rinomato produttore di chitarre. Ma è la Grand Concert che ci spianò la strada facendoci guadagnare la fama di rispettabile fabbrica di chitarre.

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L'angolo di Kurt

Una transizione fluida

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Perché la proprietà dei dipendenti è la miglior ricetta per il successo continuo della Taylor.

Quando fondiamo un’attività, alla fine affrontiamo il dilemma di cosa succederà quando non ci saremo più. Davvero, per poter continuare, ogni attività ha bisogno di nuovi proprietari per essere proiettata nel futuro. E se non si ha una famiglia alla quale tramandarla, le opzioni di scelta si riducono. Ci si trova di fronte a una vendita e a prendere la migliore decisione possibile che bilanci il mantenimento di ciò che si è costruito, onorando i propri valori, premiando i dipendenti e fornendo uno scambio finanziario equo per i proprietari.

Negli anni sono rimasto inorridito da alcune storie di imprese comprate da compagnie finanziarie, che in pratica sono state distrutte, i dipendenti licenziati, gli impianti chiusi e i lavori trasferiti all’estero. Certo, alcune di queste erano vecchie aziende per le quali era potenzialmente troppo tardi per una riorganizzazione, e poi decenni di cambiamenti drastici necessari sono stati effettuati in un lasso di tempo molto breve. Ciononostante…

Non volevamo fare parte di un’altra azienda di strumenti musicali, perché avremmo perso in larga misura la nostra individualità e la nostra cultura.

Per molti anni Bob e io abbiamo riflettuto, preoccupandoci per il futuro della Taylor Guitars. Vendere era inevitabile. Ma come e a chi? Negli ultimi dieci anni ci siamo concentrati su questo e il culmine è stata la creazione di un ESOP (programma di partecipazione degli impiegati alla proprietà) e la transizione della proprietà ai nostri dipendenti mediante l’ESOP alla fine del 2020.

Dall’esterno, è facile pensare che le aziende di chitarre siano piuttosto simili. È vero, ma non del tutto. Ognuna ha la sua personalità distintiva, con una cultura e una serie di valori unici. Non volevamo fare parte di un’altra azienda di strumenti musicali, perché avremmo perso in larga misura la nostra individualità e la nostra cultura. Succede sempre. Ci piace ciò che abbiamo creato e vogliamo continuarlo.

Non volevamo proprio diventare una compagnia di portfolio di una società finanziaria, anche se questo avrebbe probabilmente fruttato il prezzo più alto. Non volevamo che la motivazione dell’azienda si trasformasse dal fare i migliori strumenti possibili, che ispirano le persone a creare musica, all’allineare il nostro processo decisionale intorno al ritorno sugli investimenti e agli obiettivi di crescita. Abbiamo ritenuto che non sarebbe stata una transizione salutare per la nostra azienda, i nostri dipendenti, i nostri rivenditori e venditori, o le persone che comprano e suonano le nostre chitarre.

Nel 2013 abbiamo cominciato a informarci sulla proprietà dei dipendenti e ci siamo elettrizzati. Più informazioni avevamo e più vedevamo che era perfetta per noi. Bob e io saremmo riusciti a mantenere il nostro lavoro e a lavorare in futuro, cosa che volevamo fare. Andy avrebbe potuto continuare a guidare la progettazione delle chitarre per i prossimi decenni. Avremmo potuto tenere i dipendenti, molti dei quali sono con noi da tanti anni. E forse, la cosa più importante di tutte, i nostri dipendenti avrebbero beneficiato in termini finanziari della crescita e della prosperità future della compagnia.

La proprietà dei dipendenti è un’opportunità unica per affrontare la disuguaglianza di ricchezza. Fornisce alle persone un altro mezzo per creare un benessere per se stessi e per le loro famiglie, mettendo la proprietà dell’azienda nelle loro mani. Abbiamo pensato che fosse più importante e una decisione migliore rispetto a vendere a un’altra azienda o a una società finanziaria, e lasciare che raccogliessero i benefici finanziari di Taylor Guitars. Non potremmo essere più felici della nostra decisione.

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L’angolo di Kurt

Un futuro sicuro

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Riuscire a migliorare la vita delle persone è cruciale per la longevità di un’azienda.

Vorrei iniziare augurando a tutti un buon 2021. Abbiamo perso il controllo di così tante cose in quest’ultimo anno, durante la pandemia. Qui alla Taylor siamo stati fortunati: abbiamo avuto un buon 2020, grazie al fatto di essere un’attività ben compatibile con la gente che passa più tempo a casa e che, nel proprio tempo libero, si mette a suonare i propri strumenti. Visti i recenti annunci di diversi vaccini validi e prossimi all’approvazione, sono fiducioso che ormai ci troviamo al giro di boa e che avremo un anno migliore in condizioni più normali.

Come ho scritto già diverse volte in passato, è difficile fare previsioni e riuscire ad anticipare le sfide da affrontare ogni anno, e il 2020 non è stato certo un’eccezione!

Se la fortuna ci assiste, la vita è lunga, eppure dura solo diversi decenni. Le aziende invece possono durare secoli, a seconda del settore. Di recente, mentre chiacchieravo con Andy e Bob, quest’ultimo ha affermato provocatoriamente che Taylor Guitars potrebbe durare più a lungo della Apple. È un’affermazione piuttosto stravagante, ma capisco il suo punto di vista. Gli strumenti musicali evolvono lentamente: quelli migliori sono stati creati una sessantina di anni fa, se non di più. È una tecnologia che non diventa obsoleta facilmente.

Per me è sorprendente sapere che alcune tra le aziende più antiche d’America sono ditte che realizzano strumenti musicali.

Martin Guitars è in attività dal 1833. Steinway dal 1853. Gibson dal 1902. Esistono tutti da più di un secolo e realizzano strumenti musicali piuttosto tradizionali. Realizzare e apprezzare la musica soddisfa uno dei nostri bisogni primari, un’esigenza creativa e artistica: è una forma d’arte che migliora le nostre vite. Per me è sorprendente sapere che alcune tra le aziende più antiche d’America sono ditte che realizzano strumenti musicali – strumenti che non sono cambiati molto nel corso degli anni.

Al contrario, lo sviluppo tecnologico può essere così rapido da rendere obsoleti certi prodotti, tanto che le aziende possono andare a rotoli nel giro di pochi anni. Un’impresa dev’essere sempre all’avanguardia per non perdere la propria rilevanza. Conosciamo tutti qualche azienda tecnologica che un tempo dominava il mercato ma che ora non esiste più. È un mondo che cambia in fretta.

Non riesco a immaginarmi la Apple che esce di scena perché i suoi prodotti migliorano la vita dei consumatori. Se smettessero di ottimizzare i modi in cui i loro prodotti migliorano la vita delle persone, la loro azienda continuerebbe a prosperare? Forse è questa la domanda da porsi, perché gli strumenti musicali continuano a migliorare la vita della gente anche quando passano molti anni. È la natura della loro tecnologia a non diventare inutile e obsoleta.

La domanda che mi pongo è questa: “Quando voglio permettere alla tecnologia di aiutarmi a migliorare la mia vita e quando invece non voglio farlo?”. Ad alcuni piace l’idea di un’auto che si guida da sola. A me no, perché mi piace molto guidare. Voglio che la tecnologia mi aiuti ad apprezzare le cose che amo fare, non voglio che le faccia al posto mio. Non voglio che mi privi di questo piacere.

Noi realizzatori di strumenti musicali dobbiamo creare strumenti sempre più divertenti e stimolanti da suonare, così da allietare la vostra giornata quando ne imbracciate uno. Questo resterà sempre il nostro scopo. Se saremo bravi (e un po’ fortunati) Taylor Guitars continuerà a crescere e a incoraggiare le persone a suonare per le generazioni a venire.

Kurt's Corner

Lottare per una buona causa

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La situazione è ben lontana dalla normalità qui alla Taylor, ma ci adattiamo a un mondo che cambia.

Questo è stato un anno estremo, gli ultimi sei mesi sono sembrati sei anni! È stato un periodo di incertezze e caos come non lo si vedeva dall’11 settembre. Il nostro stabilimento a El Cajon è stato costretto a chiudere, seguito qualche settimana più tardi dalla fabbrica a Tecate. Stavamo lottando per le nostre vite, per la nostra sopravvivenza.

Dopo una sessione di brainstorming, Bob ha avuto la brillante idea di parlare con le autorità locali, in modo da poter mantenere un personale ridotto all’osso che avrebbe continuato a spedire chitarre e sviluppare nuovi prodotti. Ci hanno sostenuto con entusiasmo. Ci è sembrato importante dare la priorità allo sviluppo e all’uscita di nuove chitarre perché ne avremmo avuto molto bisogno alla ripresa della produzione. Per noi era fondamentale poter continuare a spedire le chitarre man mano che arrivavano gli ordini, altrimenti non avremmo avuto più introiti.

Con l’aiuto della promozione dei “Giorni Taylor” di marzo, abbiamo avuto un buon aprile e maggio in termini di spedizioni, nonostante i nostri stabilimenti siano rimasti fermi fino alla fine di maggio. A giugno non avevamo ancora idea di cosa ci aspettasse. Questa promozione di successo era terminata e avevamo esaurito il nostro inventario. Avevamo appena ricominciato a produrre chitarre, sebbene a un livello notevolmente inferiore.

L’aspetto migliore di questo periodo è stato l’incredibile lavoro di squadra che ci ha uniti.

Poi, a giugno inoltrato, abbiamo visto come stava cambiando il mondo. Chi poteva farlo lavorava da casa e si dedicava a hobby salutari come suonare la chitarra. Da lì in avanti abbiamo registrato un forte incremento di ordini dai nostri rivenditori, perché le nostre chitarre andavano a ruba. I nostri addetti alla produzione si sono superati per riuscire a portare a termine tutti gli ordini ricevuti. È andata avanti così fino a luglio e, in termini di vendite, abbiamo registrato i due migliori mesi consecutivi nella storia dell’azienda! Quando siamo arrivati ad agosto, le nostre vendite coprivano la produzione fino al primo trimestre del 2021. Il futuro ci sorride nuovamente, dal punto di vista del mercato delle chitarre.

Il nostro lavoro è cambiato drasticamente, e non prevedo un ritorno alla situazione precedente alla pandemia. La maggior parte dei nostri impiegati nei settori delle vendite, del marketing e della contabilità lavora a casa da marzo, anche se qualcuno sta ricominciando ad andare in ufficio qualche giorno alla settimana. Abbiamo sfruttato bene i programmi di comunicazione online per tenere riunioni che un tempo facevamo dal vivo. Siamo diventati notevolmente più produttivi con il tempo a nostra disposizione e non ci spostiamo più per fare riunioni di lavoro. Tutto ciò ha cambiato il modo in ci rapportiamo con il nostro business, ormai separato dal luogo di lavoro. D’altro canto, però, ci manca l’aspetto sociale dato dall’incontro coi colleghi.

Riuscire a produrre chitarre mantenendo al contempo un ambiente sicuro per il distanziamento sociale è una sfida enorme, ma ci stiamo riuscendo. Di recente abbiamo riorganizzato i turni di lavoro nella fabbrica a Tecate per distanziare le persone e rispettare i protocolli di sicurezza. Ci metteremo un po’ a raggiungere i nostri livelli di produzione precedenti alla pandemia, ma al momento siamo sulla buona strada.

Senza dubbio, l’aspetto migliore di questo periodo è stato l’incredibile lavoro di squadra che ci ha uniti e il duro lavoro per sopravvivere e avere successo. Siamo molto grati per i sacrifici e il contributo di tutti, e voglio ringraziare anche il fantastico sostegno della comunità allargata Taylor, che ci ha aiutato da ogni parte del mondo. Vi auguriamo un anno felice e sicuro! Grazie!

L'Angolo di Kurt

Catalizzatore per la Creatività

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L'irruzione degli eventi recenti ha spinto Taylor a rispondere con uno sfogo di idee creative.

Questo è stato un anno estremo, gli ultimi sei mesi sono sembrati sei anni! È stato un periodo di incertezze e caos come non lo si vedeva dall’11 settembre. Il nostro stabilimento a El Cajon è stato costretto a chiudere, seguito qualche settimana più tardi dalla fabbrica a Tecate. Stavamo lottando per le nostre vite, per la nostra sopravvivenza.

Quando penso a persone altamente creative, penso agli artisti. Adoro quando gli artisti si rinnovno continuando a creare nuove idee e ad aprire nuove strade. Non e’ semplice. Non è sempre garanzia di successo ripetersi artisticamente. Si rischia di diventare manieristi, formulaici.

Penso che le aziende, in particolare, abbiano la tendenza a elaborare formule e ad operare come se, una volta terminata la parte creativa, avessero solo bisogno di commercializzare e vendere una miriade di varianti di ciò che è stato creato. Gli uomini d’affari cercano ciò che ha funzionato bene e vogliono ripeterlo. Non c’è nulla di sbagliato in questo, poiché vogliono massimizzare i profitti dagli sforzi creativi. Dopotutto, non tutto ciò che è stato creato ha lo stesso livello di successo. Quindi, quando un’idea o un prodotto è davvero ben accolto e gode di enorme popolarità, vuoi ottenere il miglior rendimento possibile per maggior tempo possibile. Ma a meno che tu non stia continuando ad incoraggiare e sostenere la creatività introducendo nuova arte, nuove idee e nuovi prodotti, il mondo reale andrà avanti e il business alla fine diminuirà.

“Sono orgoglioso della dedizione, dell’ingegno e della volontà del nostro Team di impegnarsi a fondo per guidare l’azienda in questo momento difficile.”

Il mondo può anche cambiare radicalmente dall’oggi al domani, come sta succedendo ora. Cosi’ quei progetti e piani che hanno funzionato così bene per te per così tanti anni vengono improvvisamente gettati fuori dalla finestra. Devi immediatamente attingere alle migliori risorse, inventare e creare la tua strada attraverso il cambiamento e l’incertezza. I giorni in cui si mettevano le cose in automatico sono finiti. Devi combattere fino in fondo, se vuoi sperare di sopravvivere. Siamo vivendo uno di quei momenti. E il nostro team è stato incredibilmente creativo e reattivo, producendo un’abbondanza di nuovi prodotti e soluzioni per superare questi tempi.

Sono così orgoglioso di quanto velocemente ed efficacemente il nostro team abbia affrontato questa sfida frontalmente in tanti modi diversi: sviluppare nuove promozioni di vendita e marketing alla velocità della luce; seguire rapidamente lo sviluppo di nuovi prodotti in modo da poterli rilasciare il prima possibile; coordinare in modo utile i membri del team che lavorano da casa; trovare modi per far consegnare le chitarre ai negozi; mantenere una buona comunicazione con i nostri dipendenti; e riattivare la struttura produttiva per un funzionamento sicuro e mantenedo le distanze di sicurezza. Sono orgoglioso della loro dedizione, ingegnosità e volontà di lavorare sodo e di scavare a fondo per guidare l’azienda in questo momento difficile.

Di tanto in tanto sento da altri uomini d’affari che è difficile stare lontano dalla loro attività per un certo periodo di tempo, perché la loro attività non funziona senza di loro. Sono sempre sorpreso quando lo sento. Immagino che non abbiano mai visto un’organizzazione come Taylor Guitars.